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OGGI LA GIUDIZIARIA
DAL CORRIERE DELLE ALPI – SINTESI
LA PENNA DI GIGI SOSSO (foto)
La cronaca giudiziaria che arriva in questi giorni dal Tribunale di Belluno restituisce l’immagine di un territorio attraversato da vicende molto diverse tra loro, ma unite da un filo comune: il confine spesso sottile tra responsabilità penale, fragilità personali e risposte della giustizia.
C’è il caso singolare dell’uomo finito a processo per aver custodito in casa la carcassa di un cervo. Un episodio che solleva interrogativi non solo giuridici, tra ricettazione e possibile bracconaggio, ma anche simbolici: il rapporto tra legalità, gestione della fauna e percezione del danno pubblico. La Provincia di Belluno, parte offesa, ha scelto di non costituirsi parte civile, lasciando al giudice il compito di stabilire se la vicenda debba davvero approdare a un processo.
Accanto a questo, tornano con forza le storie di maltrattamenti in famiglia, che raccontano relazioni logorate, violenze fisiche e psicologiche, e soprattutto bambini coinvolti come vittime indirette. In un caso, una coppia che dopo denunce e ferite è tornata insieme e ora guarda alla giustizia riparativa come possibile via d’uscita; in un altro, un padre accusato di aver trasformato l’educazione in sopraffazione, con un clima domestico talmente pesante da richiedere l’intervento dei servizi e della Procura. Processi complessi, dove la verità giudiziaria dovrà fare i conti con affetti, conflitti e versioni opposte dei fatti.
Non manca la giustizia che incrocia il mondo del lavoro e dell’economia domestica: una caparra di 38 mila euro versata per lavori mai iniziati, due anni di attesa e ora uno scontro tra chi chiede un processo penale e chi, in Procura, vede solo un inadempimento civilistico. Anche qui sarà il giudice a decidere se la vicenda resterà un contenzioso contrattuale o diventerà un’aula penale.
Infine, la condanna per chi ha deciso di farsi giustizia da solo, forzando un deposito e minacciando il proprietario. Una pena contenuta, senza aggravanti, che però ribadisce un principio chiaro: anche quando si ritiene di avere ragione, la legge non ammette scorciatoie.







