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di mirko mezzacasa
TAIBON No, non è un pesce d’aprile. Anche perché per quello manca ancora un mese. Quello che vedete in fotografia è un fotomontaggio. Ma il desiderio che rappresenta è più reale che mai. Gli abitanti di San Cipriano e lungo via Paris Bordone, non chiedono la luna. Chiedono semplicemente di rallentare. Perché qui le auto non sempre lo fanno. Perché i bambini giocano vicino alla strada. Perché gli anziani camminano a piedi. Perché l’attraversamento pedonale non è una decorazione urbana, ma dovrebbe essere un punto sicuro. Negli anni incontri con l’amministrazione ci sono stati. Prove tecniche anche. Soluzioni sperimentate e poi… ritirate. Palliative, non risolutive. E alla fine sono rimasti i cartelli: “Rallentare”. Che è un po’ come mettere un biglietto sul frigorifero con scritto “Non mangiare dolci” e sperare che funzioni. Il fotomontaggio mostra due dossi belli evidenti, impossibili da ignorare. Effetto immediato: Impatto visivo fortissimo. Velocità che cala di colpo. Pedoni più tranquilli. Certo, qualche possibile lamentela per vibrazioni e rumori, normale.
Dagli uffici tecnici la risposta è chiara: impossibile. Passano i mezzi di soccorso. C’è la neve d’inverno. Ci sono le lame degli spazzaneve. Ci sono le ambulanze. Domanda legittima, però:
A Cavarzano? A Ponte nelle Alpi? A Feltre in zona Altanon? A Piazzale Roma a Venezia? Non passano anche lì i mezzi di soccorso? O hanno inventato ambulanze volanti? (A Venezia, va detto, almeno vanno via acqua.)
La questione è semplice: siamo davanti a un classico contesto urbano da moderazione del traffico. Attraversamento pedonale, parcheggi laterali, abitazioni, vita di quartiere. Qui la strada non è una pista di decollo. Il fotomontaggio è provocazione, certo. Ma nasce da una convinzione diffusa: senza un intervento strutturale, il problema resterà. E finché resterà, ogni giorno sarà un piccolo azzardo. Forse i dossi non sono la soluzione. Forse sì. Ma la sensazione è che tra cartelli e retromarce tecniche, a San Cipriano si continui a camminare con il fiato sospeso. E questo, più che un pesce d’aprile, è un problema vero.
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