**
L’omaggio di Nella per il museo della RADIOPIU’…. con il grazie..
mirko mezzacasa
QUELLA RADIO CHE RACCONTAVA IL MONDO
Tra valvole, manopole e silenzi d’altri tempi: il fascino eterno della KOMET
C’erano anni in cui una radio non era soltanto un oggetto. Era una finestra aperta sul mondo. Si aspettava la sera per accenderla, si abbassavano le luci in cucina e da quella grande cassa in legno uscivano voci lontane, musica, notizie, emozioni. La radio fotografata, una splendida KOMET d’epoca, arriva probabilmente dagli anni Cinquanta, il tempo della rinascita dopo la guerra, quando nelle case italiane il progresso aveva il suono caldo delle valvole. Un mobile elegante, costruito con cura artigianale, pensato non solo per funzionare ma anche per arredare, diventando il cuore del salotto. Bastava ruotare lentamente una manopola per attraversare l’Europa: Vienna, Parigi, Roma, Berlino… le città scorrevano sul quadrante illuminato come fermate di un viaggio invisibile. E in montagna, nelle vallate bellunesi, quelle frequenze arrivavano spesso tra fruscii e magia, regalando la sensazione di essere collegati al resto del mondo. Queste radio avevano un’anima. Non erano veloci, non erano digitali, non erano perfette. Ma forse proprio per questo restavano dentro la vita delle persone. Attorno a loro si ascoltavano i primi Festival di Sanremo, le partite, i discorsi storici, le commedie radiofoniche e le canzoni che hanno accompagnato intere generazioni. Oggi una radio come questa non è soltanto un pezzo vintage. È memoria viva. È il simbolo di un’epoca in cui le notizie si aspettavano davvero, in cui la voce aveva un peso e il silenzio non faceva paura. E forse, guardandola bene, sembra quasi di sentirla ancora accendersi lentamente… con quel leggero ronzio delle valvole che annunciava una nuova storia da ascoltare.
___







