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di mirko mezzacasa
Nel 1956, alla vigilia della VII Olimpiade Invernale, il Comune di Taibon scriveva al Prefetto per protestare con fermezza contro l’esclusione dell’Agordino dal Comprensorio olimpico. Una lettera ufficiale, firmata dal sindaco Lena, oggi esposta alla mostra “Scie a Impatto Zero” all’Archivio Storico di Belluno. Un documento che racconta un territorio che non voleva restare ai margini. Sono passati settant’anni. È il 2026. E la sensazione, per molti, è che la storia si stia ripetendo. Nelle carte ufficiali, nei discorsi istituzionali, nei piani strategici e nella narrazione mediatica delle Olimpiadi invernali, l’Agordino appare ancora una volta ai margini, se non del tutto assente. Un territorio che ha dato campioni, tradizione sportiva, competenze tecniche e una cultura della montagna autentica, ma che fatica a trovare spazio nel racconto ufficiale. Non è una questione di nostalgia. È una questione di riconoscimento. Se nel 1956 si protestava per un’esclusione formale, oggi il rischio è un’esclusione più sottile: quella simbolica. L’assenza dai tavoli che contano, dalle progettualità visibili, dalla centralità narrativa dell’evento. La mostra dell’Archivio Storico non è solo memoria. È uno specchio. Ci ricorda che l’Agordino ha già vissuto questa sensazione di marginalità olimpica. E pone una domanda che resta aperta: possibile che dopo settant’anni il territorio debba ancora rivendicare il proprio posto nella storia dei Giochi? La memoria, quando è documentata, pesa. E oggi più che mai invita a riflettere.
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