Tra agosto e il prossimo mese di ottobre sono previste quasi 127mila nuove entrate nel mercato del lavoro veneto; verosimilmente, poco più della metà (51,5 per cento del totale pari a 65.300 unità), sarà di difficile reperimento. Come in tutta Italia, anche gli imprenditori della nostra regione continuano a segnalare notevoli difficoltà nel trovare, in particolare, operai specializzati. E quando la ricerca di questo profilo risulta essere positiva, il processo dura in media quasi cinque mesi. Nessun’altra professione richiesta dalle aziende evidenzia livelli di difficoltà e tempi di ricerca superiori a quelli riscontrati per gli operai specializzati. Senza contare che, anche in Veneto, in quattro casi su dieci l’insuccesso nel trovare questo profilo è determinato dall’assenza di candidati presentatisi al colloquio. In sintesi, per gli imprenditori veneti, soprattutto di piccole e piccolissime dimensioni, individuare figure quali carpentieri, gruisti, fresatori, saldatori od operatori di macchine a controllo numerico computerizzato è diventata una sfida estremamente complessa. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha esaminato i report di Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior del 2024 e del trimestre agosto-ottobre 2025.
Rispetto al per
iodo pre-Covid, i giovani chiedono più tempo libero
Le cause del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro sono molteplici e frequentemente interconnesse. Negli ultimi anni, fattori quali la denatalità e l’invecchiamento della popolazione hanno contribuito a ridurre la disponibilità di forza lavoro. Inoltre, è rilevante sottolineare che molti candidati non possiedono le competenze
tecniche e professionali richieste dagli imprenditori, in particolare nel settore manifatturiero, evidenziando lo storico divario persistente tra il livello di apprendimento acquisito durante il percorso scolastico e le esigenze del sistema produttivo. È altresì importante evidenziare che, rispetto al periodo pre-Covid, i giovani sono sempre più alla ricerca di occupazioni che offrano maggiori livelli di flessibilità, autonomia e tempo libero. Parallelamente, mostrano una minore propensione ad accettare incarichi con orari prolungati (in particolare nel weekend) o condizioni lavorative fisicamente gravose. Tendenze che, purtroppo, sono destinate a consolidarsi nel tempo.
Gli introvabili
I settori dove è sempre più difficile reperire operai specializzati riguardano l’edilizia e il manifatturiero, in particolare nelle filiere del legno, del tessile-abbigliamento-calzature e della metalmeccanica. Nel settore dell’edilizia segnaliamo la difficoltà di trovare sul mercato del lavoro carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti, stuccatori, pavimentatori/piastrellisti, palchettisti e gruisti/escavatoristi. Nel comparto del legno sono difficilmente reperibili i verniciatori, gli ebanisti, i restauratori di mobili antichi e i filettatori attrezzisti. Nel tessile-abbigliamento si faticano ad assumere modellisti, confezionisti e stampatori. Nel calzaturiero, invece, tagliatori, orlatori, rifinitori e cucitori. Nella metalmeccanica, infine, la difficoltà di reperimento riguarda tornitori, fresatori, saldatori certificati, operatori di macchine a controllo numerico computerizzato e i tecnici di montaggio per l’assemblaggio dei componenti complessi.
A Nordest irreperibilità al top: Belluno, Rovigo e Padova i territori più in difficoltà
Tra tutte le figure professionali richieste dai titolari di azienda, il Nordest è la ripartizione geografica dove nel 2024 è stato più difficile reperire sul mercato questi lavoratori. La situazione più critica ha riguardato il Trentino Alto Adige: la difficoltà di reperimento ha toccato il 56,5 per cento. Seguono il Friuli Venezia Giulia con il 55,3, l’Umbria con il 55 la Valle d’Aosta con il 54,5 e il Veneto al 51,5. Il Mezzogiorno, invece, è la realtà del Paese dove il reperimento è stato più “facile”. La media italiana è stata del 47,8 per cento (vedi Graf. 1). Belluno, invece, è la provincia veneta dove gli imprenditori faticano più di tutti gli altri colleghi della regione a trovare un lavoratore dipendente. Sempre nel 202
4 la difficoltà di reperimento della provincia dolomitica è stata del 55,8 per cento. Seguono Rovigo con il 54,4, Padova con il 54, Vicenza con il 53,9, Treviso con il 53,4, Verona con il 49,2 e, infine, Venezia con il 47,1. Infine, nel trimestre agosto-ottobre 2025 gli ingressi previsti nel mercato del lavoro vedono primeggiare la provincia di Verona che ne prevede 30.600 unità. Seguono Padova con 23.180 e Venezia con 21.830 (vedi Tab.2).