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Undici nuove strutture riconosciute tra Cadore, Cortina, Arabba e Nevegal Qualità, sicurezza e salute in quota: un percorso che anticipa le sfide olimpiche La Rete Regionale guidata dall’Ulss Dolomiti sale a 52 rifugi accreditati
Il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss Dolomiti presenterà lunedì 12 gennaio alle 10.30, a Palazzo Crepadona, il progetto “Rifugi Sani e Sicuri”, un percorso nato per migliorare condizioni igienico-sanitarie, sicurezza e promozione della salute nei rifugi delle Dolomiti, in vista anche del crescente afflusso turistico e delle Olimpiadi 2026. Durante la mattinata saranno consegnate le targhe di riconoscimento a 11 nuove strutture montane, che hanno completato il percorso previsto, diventando ufficialmente rifugi “sani e sicuri”.
Ecco i nuovi accreditati: Rifugio Padova (Domegge di Cadore), Malga Dignas (San Pietro di Cadore), Rifugio Averau (Colle Santa Lucia – foto – ), Col Toront e Rifugio La Grava (Nevegal – Belluno), Rifugio Burz (Arabba), Rifugio Croda da Lago, Giussani e Nuvolau (Cortina d’Ampezzo), Baita Civetta Al Casot (Val di Zoldo), Rifugio Fedaia (Rocca Pietore).
Il progetto si basa su criteri verificati da un team tecnico: oltre al rispetto delle norme igieniche, ogni rifugio deve garantire almeno cinque requisiti aggiuntivi tra dotazione di defibrillatore e personale formato, menu con allergeni, pasti senza glutine, sistemi di approvvigionamento idrico controllati, misure anti-legionella e strumenti per la prevenzione dei rischi da esposizione solare. Partito nel Bellunese, Rifugi Sani e Sicuri è oggi un modello regionale: la Regione Veneto lo ha inserito nel Piano di Prevenzione e ha affidato all’Ulss Dolomiti il coordinamento della nuova Rete Regionale dei rifugi sani e sicuri, sviluppata insieme ad AGRAV, CAI, Confcommercio e Soccorso Alpino.
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