*********
FELTRE La scadenza dei bandi di Azienda Feltrina per i Servizi alla Persona per operatori socio sanitari ed educatori è stata posticipata di quindici giorni. Una decisione formale e sostanziale, come spiega la direttrice di Azienda Feltrina per i Servizi alla Persona, Annalisa Basso, che inquadra la scelta all’interno di un contesto più ampio, che parla più che di problema di domande e offerta, di un cambiamento profondo del lavoro di cura. «I bandi sono stati aperti circa trenta giorni fa, in un periodo a cavallo delle festività natalizie» spiega Basso. «Forse un momento complesso, in cui molte persone sono meno attente alle opportunità lavorative o hanno oggettivamente meno tempo per candidarsi. Per questo abbiamo deciso di posticipare di quindici giorni la chiusura della selezione: vogliamo dare più possibilità di partecipazione e intercettare meglio il territorio». Al momento, le candidature arrivate sono poche: un solo candidato per il profilo OSS e uno per quello di educatore. «Parliamo di due figure fondamentali per i nostri servizi residenziali – sottolinea la direttrice – è oggettivamente difficile trovare personale oggi, ma crediamo che stimolando maggiormente la comunità locale la risposta possa aumentare». La difficoltà nel reperire OSS ed educatori non è una novità. «È una criticità che ci accompagna da tempo», ammette Basso. Nell’ultimo bando, pubblicato circa due mesi fa, erano arrivate dieci candidature: sei persone erano entrate in graduatoria, ma solo tre hanno poi accettato l’assunzione. «Nel frattempo anche l’ULSS assume, sia a tempo determinato che indeterminato attraverso Azienda Zero. Questo comporta una mobilità continua: ci troviamo quotidianamente a gestire dimissioni, anche se va detto che alcune persone, dopo esperienze altrove, sono tornate da noi», aggiunge. A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono fattori contingenti, come i picchi influenzali dell’ultimo periodo che non risparmiano anche gli operatori dei Centri di Servizi, e la complessità degli ospiti accolti. «Oggi assistiamo persone con fragilità sempre più gravi – spiega la direttrice -. Servono professionisti qualificati, capaci di lavorare bene in squadra e di affrontare un periodo di affiancamento. Per garantire davvero la qualità, ma anche avere respiro, avremmo bisogno di graduatorie ampie, di dieci o dodici persone». Accanto agli OSS, anche il ruolo dell’educatore è centrale nel progetto assistenziale. «È una figura chiave nell’accompagnamento alla vecchiaia – sottolinea la direttrice – e nella relazione tra operatori, ospiti e familiari. Abbiamo già educatori che lavorano molto bene, ma volevamo rafforzare ulteriormente il servizio, sia a Cesio sia a Feltre, per migliorare la qualità complessiva dell’assistenza». Un esempio positivo è il centro diurno di Feltre, «una realtà molto frequentata, ben gestita, che dimostra come il personale sia l’aspetto davvero fondamentale del servizio di cura». Secondo la direttrice, alla base della carenza di personale c’è però una questione più profonda, di tipo culturale. «La nostra comunità sta cambiando. Chi sceglie il lavoro dell’OSS sa che è un mestiere che chiede di metterci tutti se stesso: è un lavoro complesso, con molte pressioni. La retribuzione dovrebbe essere più alta, ma per esempio noi, siamo vincolati ai contratti pubblici. Il problema di fondo, però, è culturale». Lo dimostra il crollo delle iscrizioni ai corsi di formazione: «Oggi spesso non si arriva nemmeno al numero minimo di partecipanti. Una volta avevamo cento candidati, oggi a volte neanche dieci». Il Covid, secondo Basso, ha accelerato una trasformazione già in atto. «Investire sugli altri, dedicarsi alla cura, sembra aver perso valore. Lo vediamo anche nel volontariato, che fatica sempre di più a trovare persone. È come se fosse cambiata l’idea di ciò che è qualificante. Eppure questo lavoro è importantissimo, ed è anche bello, se vissuto pienamente». Una riflessione che si estende ad altre professioni complesse, come quella del farmacista: «Sei anni di studio e sempre meno persone scelgono questa strada. È un tema che meriterebbe una vera analisi sociologica». Sul piano organizzativo, la carenza di personale comporta un carico maggiore per chi è in servizio e una gestione più delicata dei turni, senza però creare allarmismi. «Il nostro impegno è garantire continuità e qualità, perché sappiamo che da questo dipende anche la serenità delle famiglie» chiarisce Basso. Ai nuovi assunti vengono proposti contratti in linea con il sistema pubblico, con attenzione alla stabilità, alla formazione e a un clima di lavoro collaborativo. «Ciò che ci distingue -conclude Basso-è l’attenzione alla persona, non solo come lavoratore ma come individuo. Crediamo nella meritocrazia, nel lavoro di rete e nei piccoli passi, perché i cambiamenti nel sociale non sono mai immediati: i risultati li vedi in tempi un pò più lunghi. Ma il nostro obiettivo è chiaro: al centro la persona». Il messaggio rivolto a OSS ed educatori che stanno valutando nuove opportunità è diretto: «Insieme possiamo provare a cambiare le cose. Non succede dall’oggi al domani, ma possiamo restituire valore al lavoro di cura e far emergere le persone per quello che sono e per quello che fanno ogni giorno».
(FOTO: CORRIERE DELLE ALPI)
**********







