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di mirko mezzacasa
Una volta c’era l’AAST di Toni Guadagnini e del volto noto Marina, poi l’APT con Franco Pra ed Emilio Cagnati. Oggi una proloco che sta in piedi solo per la buona volontà di pochi e il contributo del Comune. E gli altri Enti? Tutti a Cortina e Milano per le Olimpidi. Ci meritiamo questo
Agordo si scopre improvvisamente fragile: il paese che per decenni ha vissuto di volontariato allegro, generoso e inesauribile ora fatica persino a tenere in piedi la sua Pro Loco. Dimissioni, stanchezza, ruoli vacanti e la parola che nessuno avrebbe mai pensato di sentir pronunciare in conca: scioglimento. E non uno scioglimento simbolico, ma quello reale, con conseguenze pesanti e molto concrete, a partire dal rischio di chiudere l’ufficio turistico. A quel punto parlarne non basterebbe più. Centriamo l’elefante nella stanza: è davvero sostenibile continuare a chiedere volontari allo stesso bacino, cioè a persone che già fanno volontariato altrove? O forse siamo davanti alla prova del nove che dimostra che il sistema non regge più? Se ogni associazione pesca dallo stesso stagno, prima o poi lo stagno si secca. Non si tratta di cattiva volontà, ma di realtà: si lavora, si corre, si ha famiglia, e il tempo libero non è più infinito come negli anni ’80 e ’90. La risposta, amara ma lucidissima: i volontari spesso non vengono gratificati, anzi caricati di responsabilità, scartoffie e obblighi che trasformano una mano tesa in uno stillicidio. E a forza di chiedere sempre agli stessi, gli stessi spariscono. È già successo altrove e sta succedendo anche qui, nel paese che per decenni è stato esempio virtuoso. A peggiorare il quadro, la burocrazia che trasforma ogni iniziativa in un Everest di moduli e permessi, dove un errore pesa più di mille ore spese per il bene della comunità.
Il colpo finale è una stilettata che riassume il sentimento diffuso: istituzioni – Provincia, Regione, Fondi di Confine – pronte a spendere soldi in iniziative discutibili, mentre i servizi essenziali saltano uno per uno. Una spirale che porta a chiudere gli occhi fino al giorno in cui ci si ritrova senza sagre, senza eventi, senza accoglienza turistica e senza associazioni. Non perché la gente non ami più il proprio paese, ma perché il sistema che li sorreggeva è crollato sotto il peso dell’indifferenza e della burocrazia. Questa sera si riunisce la Pro Loco per capire se salvarsi o lasciarsi andare. Sul tavolo non c’è solo la sorte di un gruppo, ma l’identità stessa di Agordo: quella festa che fa comunità, quello sportello che accoglie visitatori, quel tessuto sociale che non si compra con i bandi e non si sostituisce con contratti esterni. In fondo, la domanda vera è questa: quanto vale il volontariato per un paese? E quanto si è disposti a fare – tutti, non solo i soliti – per non perderlo? Forse la scossa è arrivata, forse servirà ancora cadere più in basso, ma una cosa è certa: se Agordo vuole restare Agordo, non può dare per scontato il cuore delle sue persone. Perché quando smette di battere, non lo riaccendi nemmeno con un invito su Facebook.
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