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FELTRE La fiamma olimpica è arrivata a Feltre nel pomeriggio di domenica scorsa, 25 gennaio e il cuore ci batte ancora per l’emozione di essere parte di questa storia. “Un passaggio per nulla scontato” aveva dichiarato anche l’Assessore allo Sport del Comune, Maurizio Zatta, riferendosi al fatto che Feltre è stata inclusa solo in un secondo momento, tra il passaggio della fiamma che avrebbe fin dalle prime battute incluso i colli trevigiani e la capitale di Provincia. L’arrivo è stato in zona stazione ferroviaria. Da lì il fuoco di Olimpia ha preso la sua strada verso il centro, passando di mano in mano tra quindici tedofori lungo un percorso di poco più di due chilometri. Tutti uguali nel ruolo e nel protocollo: circa duecento metri ciascuno, la stessa tuta ufficiale dei Giochi invernali, lo stesso gesto ripetuto con cura e rispetto. Uguale la fiamma, uguale la responsabilità, uguale il valore simbolico. Dietro quell’uguaglianza formale, però, c’erano storie molto diverse: c’era Nilan Tathe, arrivata dall’India proprio per portare la fiamma a Feltre, emozionata e sorridente, accolta da applausi sinceri. La sua presenza raccontava l’universalità dello sport e la capacità delle Olimpiadi di unire mondi lontani. C’era Tommaso Cella, bambino in carrozzina, protagonista di uno dei momenti più intensi della giornata: il suo passaggio di testimone ha parlato di inclusione senza bisogno di slogan. C’era anche il finanziere feltrino Alessandro Alberioli, già insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per aver salvato una persona dall’annegamento: un esempio concreto di coraggio e responsabilità civile, prima ancora che sportiva. E c’era anche Nicolò Bonaga, l’atleta di scherma, nome noto in ambito nazionale, che ha portato la fiamma come simbolo di dedizione, disciplina e passione, valori centrali dello sport olimpico. Accanto a loro, altri atleti e sportivi di discipline diverse: sci, rugby, giovani agonisti e professionisti, persone che hanno fatto dello sport una parte centrale della propria vita. Storie forti, vere, che avrebbero potuto – e forse dovuto – essere raccontate tutte con la stessa intensità. Il tragitto ha attraversato via Tezze, Battisti, XXIX Ottobre, per poi salire lungo via Mezzaterra verso Piazza Maggiore, individuata da tutti come il cuore simbolico della tappa feltrina. Qui erano riuniti i sindaci e i rappresentanti delle amministrazioni di tutto il Feltrino, insieme anche a quelli della vicina Primiero. C’erano le associazioni sportive, c’era il Palio di Feltre, con tamburini e sbandieratori, c’erano le ragazze dell’ASD Ginnastica Feltre. Una piazza piena, viva, compatta. L’organizzazione sul posto ha funzionato: musica, intrattenimento, una conduzione puntuale e competente. Il clima era quello delle grandi occasioni. Lo si percepiva chiaramente: Feltre non stava subendo il passaggio della fiamma, lo stava vivendo. Eppure, proprio in quel contesto così ordinato e partecipato, qualcosa è forse mancato? Molti, stampa compresa, hanno scoperto solo all’ultimo momento chi fosse la tedofora in arrivo. Ancora più sorprendente è stata la presenza di due attori di fama internazionale, Hudson Williams e Connor Storrie. Una sorpresa vera per il territorio: non comunicata, non condivisa, non inserita in un racconto costruito insieme. La sorpresa non è stata solo la loro presenza in sé, ma a ritroso, osservare il dove, i due attori, sono stati collocati. Hudson Williams e Connor Storrie hanno percorso i tratti in cui la carovana commerciale degli sponsor poteva transitare senza ostacoli. Non Piazza Maggiore, gioiello storico della città, ma con limiti strutturali evidenti in termini di arrivo, data per esempio da Port’Oria e Porta Imperiale, bensì punti logisticamente funzionali al passaggio dei mezzi. Una scelta probabilmente legata a esigenze tecniche e commerciali. Comprensibile, forse. Ma non neutra. Perché da lì in poi il racconto si è spostato. Basta aprire i social ufficiali per rendersene conto: le immagini che raccontano la tappa feltrina sono quasi esclusivamente quelle dei due attori. Poco o nulla di Piazza Maggiore. Nessuna vera restituzione delle storie dei tedofori “ordinari”. Nessuna immagine forte della comunità riunita, dei sindaci insieme, delle associazioni sportive in divisa. E qui si arriva al punto. Tutti i tedofori erano uguali sotto la fiamma, ma non tutti sono stati uguali nella narrazione. Se davvero il senso del viaggio della fiamma è portare un messaggio per tutti, allora vale la pena interrogarsi su come quel messaggio viene costruito e restituito. Perché Feltre c’era. C’era con le sue storie, con la sua organizzazione, con la sua identità. Ma nel racconto che resta, sembra essere rimasta un passo indietro. Parliamone, allora. Anche se è stata una bella festa. Proprio perché è stata una bella festa. Parliamone per prendere atto di una dinamica che non riguarda solo Feltre: i territori spesso vengono attraversati, ma raramente coinvolti nella costruzione della narrazione dei grandi eventi. Diventano scenografia, non soggetto. Luoghi che accolgono, ma non scelgono. Essere host non significa solo aprire le porte con gentilezza. Significa anche poter dire la propria, partecipare alle decisioni, scegliere il “menù” che si porta in tavola. In questa occasione,le tappe bellunesi, hanno potuto davvero farlo? La fiamma è passata. Ha lasciato emozione, orgoglio, un ricordo che rimarrà indelebile nelle menti, così come lo era stato il passaggio della fiamma olimpica nel 1956. Le storie c’erano tutte, ed erano tutte degne, ma il racconto ne ha selezionate solo alcune e ha lasciato indietro il cuore di Piazza Maggiore, il cuore della nostra città. Però, da comunicatori, un aspetto positivo che non va dimenticato. Attori come tedofori sì, attori come tedofori no? Per certo, al momento i numeri social danno ragione all’organizzazione, che, piaccia o no, ha saputo stare al passo con i tempi. Sono quasi 9 milioni le persone che hanno visto il video di Hudson Williams e Connor Storrie che hanno percorso 400 metri con la torcia olimpica sulle strade di Feltre, una città che molto probabilmente neanche loro stessi sapevano esistesse. Sulle strade, appunto, e quindi la domanda resta: Feltre è stata dentro o fuori dalla narrazione? Parlarne non toglie nulla alla festa, ma aiuta a capire che i territori meritano di avere voce, presenza e riconoscimento. E forse, proprio parlandone con spirito critico sì, ma polemica no, la prossima volta, magari, potranno averlo.
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