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ARTDOLOMITES PORTA A MEL IL DIBATTITO SUL FUTURO DELLE AREE INTERNE
BORGO VALBELLUNA
A Mel si accendono i riflettori sul futuro delle terre alte. Martedì 3 febbraio 2026, alle 20.30, la Sala degli Affreschi del Municipio di Mel, a Borgo Valbelluna, ospiterà la prima presentazione pubblica del libro Il futuro ad alta quota. Montagne, aree interne, periferie di Andrea Ferrazzi, edito da Rubbettino. Un appuntamento che unisce riflessione culturale e visione politica, promosso dall’Associazione ArtDolomites APS con il patrocinio del Comune. Nel suo saggio, Ferrazzi affronta uno dei nodi centrali del dibattito contemporaneo: la distanza crescente tra i centri decisionali e le aree considerate marginali. Montagne e territori interni, spesso raccontati come luoghi del passato o del declino, vengono invece riletti come spazi di possibilità, capaci di tornare protagonisti se sostenuti da scelte coraggiose e da una nuova fiducia collettiva. La chiave interpretativa proposta dall’autore è
netta: nostalgia e fiducia.
TRA NOSTALGIA E FIDUCIA: LE TERRE ALTE CHE VOGLIONO CONTARE
Dove prevale la prima, l’innovazione si blocca; dove cresce la seconda, si aprono scenari di sviluppo, attrattività e qualità della vita. La serata si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco di Borgo Valbelluna Stefano Cesa, della vicepresidente di ArtDolomites Debora Lotto, della presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Lorraine Berton e del presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin. A seguire, il dialogo con l’autore vedrà protagonisti Giulio Buciuni, professore associato al Trinity College di Dublino e coordinatore scientifico di Fondazione Nord Est, e Michele Da Rold, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Belluno Dolomiti, portando punti di vista accademici e imprenditoriali a confronto. Le conclusioni saranno affidate all’assessore regionale del Veneto Dario Bond, con delega ad Agricoltura, Foreste e Montagna, a sottolineare il legame tra visione culturale e politiche pubbliche. Una presentazione che è anche un invito a guardare alle montagne non come periferie da difendere, ma come luoghi che vogliono contare. E che chiedono, oggi più che mai, ascolto, progettualità e fiducia.






