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FELTRE In vista del tavolo di crisi convocato per domani, 11 febbraio 2026, presso il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) a Roma, Fim e Fiom di Belluno, unitariamente dalle Rsu di sito denunciano con fermezza il comportamento inaccettabile tenuto dalla direzione di Hydro. “Lo scenario che ci troviamo a fronteggiare è radicalmente mutato rispetto agli accordi intercorsi. Ricordiamo che, a seguito della drammatica comunicazione del 29 novembre 2025, con cui l’azienda dichiarava la volontà di chiudere lo stabilimento di Feltre, era stato intrapreso un percorso istituzionale condiviso con la Regione e il Ministero. In tale sede, Hydro si era formalmente impegnata a: Non avviare procedure unilaterali fino all’incontro di verifica dell’11 febbraio, nominare un advisor per la reindustrializzazione, mantenere gli impianti in efficienza e garantire la continuità produttiva, non trasferire nulla al di fuori del perimetro aziendale, se non il prodotto finito destinato alla vendita.” Ricordano i segretari della Fiom e della Fim di Belluno, puntualizzando che “La realtà odierna smentisce clamorosamente questi impegni. Ci presentiamo domani al Ministero con uno stabilimento non operativo, con la produzione interrotta e i lavoratori in Cassa Integrazione. Fatto ancor più grave, apprendiamo oggi che l’azienda ha deciso, in maniera unilaterale e non concordata, di trasferire le matrici produttive presso lo stabilimento di Ornago (Milano).” Questa azione smaschera la vera strategia di Hydro verso gli interlocutori principali. Agli investitori ha garantito risparmi futuri e aumento dei margini attraverso la chiusura dei siti. Ai clienti ha assicurato la continuità delle forniture (spostando le commesse altrove, come a Ornago) per non perdere quote di mercato. Mentre nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori gli impegni presi sono stati totalmente disattesi. Il trasferimento delle matrici e il fermo prolungato degli impianti non sono dettagli tecnici, ma atti sostanziali che pregiudicano il futuro del sito. Riportare a piena operatività gli impianti dopo un fermo accidentale o prolungato richiede tempi, risorse e volontà che l’azienda, palesemente, non intende investire. Questo svuotamento “di fatto” rende la discussione sulle procedure di legge una mera formalità burocratica, privando il territorio e le maestranze di qualsiasi reale potere contrattuale. “La nostra posizione è chiara: allo stato attuale, a partire dal 12 febbraio 2026, decadono gli impegni di “tregua” visto che Hydro non ha fornito alcuna garanzia concreta per il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici, disattendendo ogni impegno preso nelle sedi istituzionali.” concludono Stefano Bona della Fiom e Mauro Zuglian della Fim: “La richiesta di Cassa Integrazione fino a fine febbraio non può essere accettata come un “ammortizzatore sociale” passivo, ma ci appare come l’anticamera di un punto di non ritorno che non intendiamo avallare. Non rimarremo inermi di fronte a questo atteggiamento predatorio che tutela profitti e clienti a discapito esclusivo delle persone. Pertanto, convochiamo l’assemblea dei lavoratori per il giorno 13 febbraio 2026. In quella sede, alla luce dell’esito dell’incontro ministeriale e preso atto della condotta aziendale, decideremo insieme ai lavoratori e alle lavoratrici tutte le iniziative di mobilitazione necessarie a difesa dello stabilimento di Feltre e della dignità occupazionale.”
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