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di Mirko Mezzacasa
AGORDINIADI: NON È SOLO UNA PROVOCAZIONE. È UNO SPECCHIO.
Ho letto con attenzione e interesse l’articolo di Giorgio Fontanive sull’Amico del Popolo dedicato alle AGORDINIADI , con attenzione perché il premio Pelmo d’Oro 2025 ha centrato una serie di concetti, tutti, compresi i motivi che hanno portato ad organizzare l’evento, una provocazione soprattutto verso la Fondazione Milano Cortina , la Regione Veneto e gli altri (chi le ha se le prenda) che hanno completamente dimenticato l’Agordino. Riepilogo: la fiamma olimpica fino in Alpago, ma ad Agordo, Duran e Val Zoldano (primi cugini dell’Agordino) manco vista. Due: tedofori importanti non chiamati, manco citati, e l’Agordino vanta presenze di peso alle Olimpiadi e un nome storico, quello di Marcello De Dorigo tra le pagine di storia. Tre: dove alloggiare, sulle carte ufficiali ovunque fino a Conegliano, San Candido e Val Badia. E l’ Agordino? e la Val Zoldana?. Quattro: comunicazione improbabile, una mattina alle 7 nel GR della RAI la notizia: STATALE (a nome degli altri chiediamo scusa a Veneto Strade per la confusione) 203 agordina chiusa fino al 22 febbraio. Un territorio raccontato solo quando si blocca.
Meno lamento. Più iniziativa. Perché le strade, ieri come oggi, non si aprono da sole.

A proposito delle Agordiniadi, Giorgio Fontanive (foto) in tempi non sospetti mi aveva scritto una cosa importante che voglio condividere con voi, male che vada il Fonta può sempre ricorrere alle norme sulla privacy, ma tra amici si sorvola. ” Per ciò che invece riguarda la faccenda dell’Agordino e l’abbandono mediatico del territorio, in questa occasione mi sembra non sia stata dovuta ad agenti estranei alla vallata (alloctoni) ma più probabilmente a scarsa iniziativa dei soggetti nostri rappresentanti. Nel 1956 per la prima volta, il Passo Falzarego venne sgomberato dalla neve, permettendo la viabilità da e per Cortina anche in Val Cordévole. Non fu cosa da poco ma le difficoltà con un poco d’energia furono superate”.
1956: Non fu cosa da poco. Fu una scelta. Fu visione. Fu determinazione.
Quando si parla di abbandono mediatico dell’Agordino, la tentazione è sempre quella di cercare responsabilità lontane. Di puntare il dito contro agenti alloctoni, contro chi non conosce la vallata, contro chi decide altrove. Ma questa volta, forse, la verità è meno comoda. Forse non si tratta di disattenzione esterna. Forse il problema sta più vicino. Perché l’Agordino non è una terra che ha bisogno di essere raccontata per pietà, ma per valore. E quando il racconto manca, quando la voce non si alza, quando le opportunità scivolano via nel silenzio, allora bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro. Di chiedersi se si sia fatto abbastanza. Nel 1956, per la prima volta, il Passo Falzarego venne sgomberato dalla neve. Sembrava impossibile. Eppure quella strada fu aperta, permettendo la viabilità da e per Cortina anche attraverso la Val Cordevole. Le difficoltà c’erano, eccome. Tecniche, logistiche, economiche. Ma con energia, volontà e senso del futuro furono superate. Perché si capiva che l’isolamento non era destino, ma condizione da affrontare. Oggi l’isolamento non è solo fisico. È mediatico, comunicativo, politico. E non sempre è colpa di chi sta fuori.






