***
di Mirko Mezzacasa

Oggi, con la professoressa Mariarosa Salmazo, abbiamo registrato la puntata di “Se non la smetti ti mando dal preside”, in onda mercoledì alle 10.30. Sarà lei a presentare questi dati. Pur in pieno conflitto d’interesse – lo ammetto – non posso che essere entusiasta. Che la radio sia da sempre in crescita, inesauribile fonte di svago e informazione gratuita, lo sappiamo. Ma vedere questi numeri tra le nuove generazioni dà qualcosa in più: dà fiducia. Fiducia per il futuro della radio. Fiducia per il futuro di Radio Più. Fiducia per chi verrà dopo la nostra generazione. Perché se i ragazzi di oggi scelgono ancora la radio, significa che non stiamo parlando solo di tecnologia. Stiamo parlando di compagnia, di relazione, di voce.
La radio è viva. E non lo diciamo per nostalgia, ma per numeri. Una ricerca curata dal portale skuola.net sull’uso della radio tra gli studenti fotografa una realtà interessante: l’ascolto è cresciuto, e quasi sempre attraverso dispositivi smart e tablet. Non più solo la radiolina in cucina, ma smartphone, app e digitale. Un dato su tutti: 1 studente su 4 tra i 9 e i 24 anni ascolta la radio molto frequentemente. La radio li accompagna nello studio, nei trasporti da e per la scuola, nelle attività quotidiane. Il 58% la ascolta ogni giorno, non in modo occasionale. E l’11% dichiara un ascolto esclusivo, non come semplice sottofondo, ma come scelta consapevole. In genere si ascolta un mix di musica, talk e notizie. L’orario più forte? La fascia 6–9 del mattino (36%), seguita dalla fascia 18–21 (22%). Numeri che parlano chiaro: la radio non è un mezzo del passato. È un mezzo che si adatta, si rinnova, cambia forma ma resta centrale. E finché qualcuno avrà voglia di ascoltare, la radio avrà sempre qualcosa da dire.






