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MESTRE – Non si ferma la crescita degli infortuni sul lavoro in Veneto. Nel 2025 le denunce presentate all’Inail sono state 71.867, il dato più alto degli ultimi cinque anni al netto del periodo pandemico. Rispetto al 2024 si contano 1.681 casi in più (+2,4%). Il 3,23% degli occupati veneti ha subito un infortunio. È quanto emerge dallo studio “La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro in Veneto” della Fondazione Corazzin per conto della Cisl Veneto. Dei quasi 72mila sinistri, 60.237 sono avvenuti durante l’attività lavorativa e 11.630 in itinere. Dopo il calo negli anni della pandemia, dal 2023 si registra una nuova fase di crescita. Particolarmente allarmante il dato sui decessi: nel 2025 le vittime sono state 111, dopo che nel 2024 si era scesi sotto quota cento per la prima volta in un decennio. Le morti si concentrano soprattutto nella fascia 45-54 anni, con 42 vittime, raddoppiate rispetto all’anno precedente. Aumentano anche le malattie professionali: 5.990 denunce nel 2025 (+8,7%), pari a 2,7 casi ogni mille addetti. Prevalgono le patologie del sistema osteomuscolare (4.565 casi), seguite da quelle del sistema nervoso. Nel 2024 i decessi riconducibili a malattie professionali sono stati 55. Sul piano territoriale crescono soprattutto gli infortuni a Padova (+6,9%) e Verona (+4%), mentre calano a Belluno e Rovigo. Per i decessi, però, proprio Rovigo registra un forte aumento, passando da 1 a 8 vittime, mentre Vicenza sale da 8 a 19. Gli under 25 fanno segnare 1.177 infortuni in più, complice anche l’estensione delle tutele assicurative agli studenti. Le morti bianche restano prevalentemente maschili: il 92,8% delle vittime sono uomini. Gli stranieri rappresentano il 26% degli infortunati ma il 40% dei deceduti: nel 2025 hanno perso la vita 45 lavoratori stranieri, contro i 20 del 2024. Tra i settori più colpiti figurano metalmeccanica, costruzioni e commercio. Dodici decessi si sono verificati nel trasporto ferroviario di passeggeri e 11 nelle costruzioni. Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto, ribadisce che “La sicurezza sul lavoro richiede un impegno costante e non può essere affrontata con soluzioni semplicistiche. Serve valorizzare le aziende che investono davvero nella prevenzione e sanzionare chi non rispetta le regole. La formazione, soprattutto per lavoratori senior e datori di lavoro, è la strada maestra per rafforzare responsabilità e consapevolezza dei rischi. Ma è decisivo anche garantire controlli, vigilanza e contrasto al lavoro sommerso, investendo risorse e sviluppando politiche contrattuali partecipative per cambiare il paradigma della sicurezza”. Luca Mori, segretario regionale di Cisl Veneto,evidenzia che “nel 2025 cadute dall’alto e schiacciamenti restano tra le principali cause di morte sul lavoro. Positivo il monitoraggio degli infortuni gravi introdotto dalla Regione. Restano aperti i nodi su amianto e Pfas: per la Cisl la prevenzione deve restare una priorità assoluta”.







