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di Mirko Mezzacasa
Domani sera, all’Arena di Verona, in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 ci sarà anche un pezzo di cuore agordino. Quello di Luca Gandini, nella città scaligera già da un paio di giorni, per prepararsi al grande evento: è una delle otto persone che porterà la bandiera italiana che sarà issata sul pennone al centro dell’Arena. Luca Gandini è di Cortina, ma la mamma…è agordina, di Frassenè di Voltago. La cugina Rachele ci ha anche svelato un segreto di famiglia “E’ orgoglioso di partecipare a questo momento importante, e si sente anche un po’ Agordino”. Un legame che allarga idealmente l’abbraccio del territorio, unendo Cortina e Agordino sotto lo stesso vessillo, che non capita spesso.

Ma dietro questo riconoscimento c’è soprattutto un lungo percorso di impegno. A novembre Gandini festeggerà quarant’anni di volontariato nella Croce Bianca di Cortina. Un servizio costante, silenzioso e concreto: oltre duemila turni di notte in ambulanza, spesso seguiti dal normale lavoro il giorno successivo. Nel tempo ha ricoperto diversi incarichi nel direttivo dell’associazione, fino al ruolo di commissario durante tutto il periodo del Covid, sempre come volontario. È stata l’amministrazione comunale di Cortina a proporlo come cittadino meritevole; il Comitato Olimpico ha poi scelto il suo nome tra i portabandiera della cerimonia conclusiva. Un riconoscimento che premia non solo una persona, ma una vita dedicata alla comunità. «Ho trasmesso questa passione a tutta la mia famiglia, moglie e figli», racconta Gandini. E non a caso l’immagine che lo ritrae con la figlia nel mondo del volontariato dice più di tante parole. Forse è proprio questa la medaglia più preziosa: aver trasformato il servizio in esempio e l’impegno in valore condiviso. Domani, accanto ai simboli olimpici, ci saranno anche quarant’anni di volontariato e l’orgoglio di un territorio che si riconosce in uno dei suoi uomini.

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