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C’è chi nasce con la camicia. E chi nasce con gli sci ai piedi. Luca Palla è nato ad Arabba, nel cuore del Fodom, dove la neve non è solo un paesaggio ma un destino. Classe 1986, cognome che sembra scritto da un cronista sportivo: Palla. E infatti il calcio è stata la sua prima grande storia d’amore. Portiere della squadra del paese, talento precoce, titoli vinti da ragazzino, riflessi pronti e carattere già temprato. Poi quella notte. 1 gennaio 2005. Luca ha 19 anni e lavora all’innevamento delle piste. Una fune d’acciaio, usata per ancorare un gatto delle nevi su un pendio difficile, si tende, scatta, colpisce. Gli trancia la gamba all’altezza del ginocchio. Un istante che divide la vita in due. Ma Luca non è uno che si arrende. Non urla al destino. Non si lascia andare. Fa una cosa che racconta meglio di qualsiasi parola chi è davvero: raccoglie l’arto, lo riempie di neve e ghiaccio, lo avvolge in una giacca. E aspetta i soccorsi. Freddo fuori. Lucidità dentro. Quella notte non ha perso solo una gamba. Ha scelto di non perdere se stesso. Due anni dopo è di nuovo in campo. Torna a tirare calci al pallone. Pedala nelle granfondo, chilometri e chilometri macinati con la stessa testardaggine delle sue montagne. Diventa allenatore, maestro di sci, punto di riferimento per il comitato veneto di sci alpinismo. Perché Luca è sempre stato un campione. Prima dell’incidente. Dopo l’incidente. Sempre. Oggi ha 39 anni. Ha gareggia nella Coppa del Mondo di Sci Alpino Paralimpico, classe LW4, quella degli atleti che competono in piedi nonostante una disabilità fisica. Lo sci per lui non è solo sport. È libertà. È identità. È casa. Lo dice con semplicità: “Ogni gara è un’occasione per mettermi alla prova e migliorare, passo dopo passo.” Adesso il sogno ha un nome preciso: Paralimpiadi Milano-Cortina 2026. Ha conquistato punti importanti. Si allena, lavora, stringe i denti. Non cerca pietà. Cerca cronometro, pendenza, traguardo. Se lo vedi scendere, capisci che non è solo uno slalom. È una storia che scivola sulla neve. È un ragazzo di Arabba che non ha mai smesso di credere nello sport, nemmeno quando lo sport sembrava averlo tradito. Le montagne lo hanno visto nascere. La montagna lo ha ferito. La montagna oggi lo spinge verso il sogno più grande. E comunque vada a finire, Luca Palla è già arrivato. Perché certe vittorie non stanno sul podio. Stanno nel cuore.
Vai Luca…a palla!
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