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BELLUNO Potrebbe diventare un polo di servizi ai cittadini l’ex casema Fantuzzi di Belluno, area militare attualmente in disuso, di proprietà dello Stato, situata in prossimità della stazione ferroviaria cittadina. L’Agenzia del Demanio – Direzione della Regione Veneto ha diramato nei giorni scorsi un invito agli operatori economici finalizzato a raccogliere, entro il 30 aprile prossimo, proposte per la riqualificazione di parte dell’immobile. Parliamo di circa 10mila metri quadri che, nel caso vi siano adeguate sinergie, potrebbero essere rigenerati ed utilizzati da vari enti per riunire i servizi rivolti alla comunità. La restante parte, invece, sarà oggetto di altri interventi di recupero e ristrutturazione curati dall’Agenzia del demanio, per destinare gli spazi alla nuova sede della Questura di Belluno e delle correlate funzioni di Polizia. L’iniziativa si inserisce nella collaborazione tra amministrazioni statali e territoriali prevista dal Piano Città di Belluno sottoscritto a marzo 2025, con cui il Comune di Belluno, MIC e Agenzia del demanio hanno condiviso l’obiettivo di valorizzare gli immobili pubblici parzialmente utilizzati e in disuso, assicurando la massima sinergia ed efficienza per la loro destinazione ottimale. Piano che, tra le varie finalità, mira a promuovere l’adozione di soluzioni innovative che integrino beni disponibili e fabbisogni delle amministrazioni, garantendo sostenibilità e attenzione agli impatti sociali, ambientali e ai processi di rigenerazione delle aree coinvolte. In tale contesto, Servizi Integrati Bellunesi si è fatta parte attiva e ha invitato Provincia, Comune di Belluno, ATER e ULSS ad esprimere l’interesse a valutare una possibile partecipazione congiunta. “Riteniamo che questa sia un’occasione importante per il territorio – spiega Attilio Sommavilla, presidente di SIB – e per questo abbiamo voluto esplorare la disponibilità di altri soggetti rilevanti per la comunità per capire se, tra realtà pubbliche, riusciamo a fare sinergia. Non è semplice naturalmente, perché nel caso vi sia convergenza vanno poi sviluppati progetti e approfondite analisi di fattibilità tecnico-economica, di sostenibilità finanziaria e di coerenza urbanistica. Con la volontà e l’impegno di tutti, però, possiamo raccogliere idee e approfondire soluzioni alternative che permettano non solo di ridare vita ad un bene inutilizzato, ma anche di restituire ai cittadini bellunesi valore, sia ambientale che sociale, ed efficienza. L’eventuale presentazione di una proposta congiunta non sarebbe, in questa fase, vincolante per nessuno dei partecipanti: il nostro invito, che rinnoviamo a Comune, Ater, Ulss, Provincia ed estendiamo a qualsiasi altro soggetto pubblico o privato, è di comunicarci quanto prima l’interesse a fare squadra”.
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