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DI ALESSIA DALL’O’
SEREN DEL GRAPPA L’8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna e grazie al lavoro del Gruppo di volontari “Coscritti del Feltrino del ‘65”, il Casèl di Porcen ha ospitato un incontro capace di intrecciare riflessione civile e poesia, riportando al centro dell’attenzione un tema ancora dolorosamente attuale: la violenza e la disparità di genere.
UNA SERATA PER TUTTI (?)
Il filo conduttore della serata è stato quello della violenza maschile contro le donne, affrontato attraverso testimonianze, dati e riflessioni, ma anche poesia. Il pubblico ha gremito la sala del Casèl con attenzione e partecipazione. Un segnale positivo, certo. Ma anche uno specchio di una dinamica che continua a ripetersi quasi immutata: tra i presenti, la grande maggioranza era composta da donne. Un dato che non può passare inosservato, non nel 2026.
Se da un lato racconta la determinazione con cui diverse attività di volontariato, donne e uomini, continuano a costruire spazi di confronto e consapevolezza per ambire ad un cambiamento, dall’altro pone una domanda inevitabile: perché, ancora oggi, nelle iniziative dedicate ai diritti delle donne e al contrasto alla violenza di genere, gran parte della popolazione maschile non partecipa?
Non si tratta di una questione numerica, ma culturale. Se la violenza contro le donne è, come ricordano gli inconfutabili dati e la cronaca quotidiana, in larga parte violenza maschile, allora il cambiamento non può essere delegato a chi ne subisce le conseguenze.
Il rischio, altrimenti, è che queste occasioni realizzate con grande impegno e capacità di guardare all’attualità si trasformino – loro malgrado – in spazi in cui le donne parlano alle donne, mentre il nodo culturale rimane, in una qualche maniera, intatto.
La sfida oggi diventa quella importante che ci porta a trasformare queste giornate e queste iniziative in spazi realmente condivisi, dove uomini e donne partecipino insieme alla decostruzione di modelli culturali che per troppo tempo hanno alimentato disuguaglianze e lo stanno facendo tutt’ora. Finché questo non accadrà pienamente, ogni 8 marzo continuerà a ricordarci non solo quanto è stato fatto, ma soprattutto quanto resta ancora da cambiare.
L’INTERVENTO DI BELLUNO DONNA
La serata, molto interessante e verticale sul tema ha visto l’intervento della dottoressa Anna Cubattoli, presidente dell’associazione Belluno Donna, che ha illustrato con grande chiarezza il lavoro capillare svolto sul territorio provinciale a sostegno delle vittime di violenza e non solo: numerose sono le attività con giovani donne, scuole e di affiancamento a percorsi istituzionali e personali.
La realtà bellunese, nata nel 2003 e formalizzata poi con il centro attivo dal 2004, è nata a seguito di ricerche sulla diffusione della violenza nel territorio e oggi si esprime con un impegno quotidiano e un presidio attivo fatto di ascolto, accompagnamento e soprattutto prevenzione. Ad aprire l’incontro e a fare gli onori di casa è stata un’altra presenza femminile importante per il territorio, quella di Denise Guadagnin, assessora al Sociale e vicesindaca del Comune di Seren del Grappa. Un ringraziamento da parte degli organizzatori è stato rivolto al sindaco Dario Scopel e all’amministrazione comunale per il patrocinio concesso all’iniziativa.
LA POESIA COME VOCE CIVILE
Accanto alla riflessione civile, la serata ha lasciato spazio anche alla dimensione artistica grazie all’intermezzo poetico del gruppo amatoriale “Siamo tutti poeti o aspiranti tali”. Sul palco si sono alternati autori e autrici che hanno condiviso i propri versi con il pubblico, dimostrando come la poesia possa diventare uno strumento potente per raccontare ferite sociali e trasformarle in presa di coscienza.
L’unica presenza maschile alla serata è stata infatti quella dei tre poeti amatoriali, che insieme alle colleghe, hanno partecipato con grande slancio all’iniziativa, portando grandi riflessioni.
Di seguito, una delle poesie lette durante la serata, realizzata da Giorgio Cossalter e dedicata a Giulia Cecchettin e a tutte le “Giulia” che, citando l’autore, “ovunque ogni giorno sono vittime della malvagità di mostri vestiti da umani che dicono di amare, ignorando che l’amore nulla ha che fare con la violenza”.
Arriverà la notte
e una mano cupa e assassina
porrà fine alla vita di un’angelo
colpevole solo di
non amare più un mostro.
Ma questo presunto bravo ragazzo
non ha avuto rispetto
per la persona che diceva di amare.
Gli erano accanto solo demoni
e all’efferatezza del suo gesto,
c’è stato solo il seguito
di un grande dolore
senza una fine.
Alle tante donne che
non finiremo più tristemente di ricordare,
alle tante insensate
motivazioni per giustificare ,
questi gesti carichi di violenza.
L’amore per sempre non esiste
per questi mostri
vestiti da umani.
Nemmeno il fuoco dell’inferno
possa darvi pace
perché nonostante tutto
voi avete tolto ad una famiglia
l’affetto più caro.
Ne odio, ne violenza
ma per voi solo indifferenza.
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