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MESTRE Ai giovani vanno garantite pari condizioni di accesso al lavoro e vanno valorizzate le competenze e i talenti. I giovani neolaureati, e non solo, cercano opportunità professionali, qualità della vita e benessere lavorativo”. Lo afferma Massimiliano Paglini, segretario generale della Cisl Veneto, riguardo alle proposte di borse d’ingresso o altre forme di contratti minimi, come strumento per attirare e far rimanere in Veneto, in particolare, giovani lavoratori e lavoratrici, altamente specializzati. “I salari d’ingresso – ribadisce il leader della Cisl Veneto – appaiono una soluzione di retroguardia che rischia di essere un sasso nello stagno, per di più non centrando il vero obiettivo di un ecosistema evoluto: ovvero, una coerente distribuzione della produttività generata. Va rafforzata e allargata la contrattazione articolata, va sviluppata la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese all’interno della contrattazione così come stabilito dalla legge 76/2025 e va potenziata la formazione per la crescita delle competenze: il vero “articolo 18” del presente e del futuro”. Paglini conclude: “La domanda sorge spontanea: si dovranno finanziare le borse di ingresso con soldi dei contribuenti, a favore di aziende che distribuiscono utili elevati agli azionisti? Ci pare una strada eccentrica. Si destinino le risorse pubbliche ai servizi sociali, ai servizi all’infanzia, al trasporto pubblico, alle politiche abitative, a creare condizioni paritarie per tutti, dai giovani alle donne. Se la politica veneta vuole dare risposte strutturali per fermare la diaspora dei giovani e per favorire lo sviluppo e la crescita, si realizzi rapidamente il Consiglio regionale dell’economia e del lavoro”.
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