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IL COLLE DEI BELLUNESI
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Il Nevegal chiude a sud est la Valbelluna e rappresenta il primo assaggio di montagna per chi sale dalla pianura percorrendo l’autostrada o la Statale d’Alemagna. Milleseicento metri di altitudine, digrada dolcemente verso la piana del castionese. Dal lato opposto, invece, precipita piuttosto severamente fino ad incontrare le scure acque del Lago Morto. È chiamato Colle dei Bellunesi, perché in effetti i bellunesi e non solo, il Nevegal lo hanno vissuto intensamente durante i decenni del ‘900. Fino agli anni del secondo dopoguerra, i dolci versanti del Nevegal erano terreno di lavoro per quella gente che traeva sostentamento dall’agricoltura e dalla pastorizia. Ruderi in pietra di vecchie malghe raccontano di vacche al pascolo, di fienagioni faticose a talvolta pericolose quando praticate lungo il versante trevigiano. Narrano di sacrifici vissuti lassù dove dalle creste lo sguardo si spinge dalle Dolomiti al mare. E forse è stata anche questa particolarità di essere un eccezionale punto panoramico a far cambiare destino a questo colle dal quale si può ammirare una bella parte di Dolomiti. È accaduto all’inizio degli anni ‘50 quando, per tentare di ridare slancio ad un’economia disastrata dalla guerra, gli amministratori puntarono ad uno sviluppo turistico di questa zona che ben si prestava alla pratica dello sci. Iniziava così una nuova epoca per il Colle dei Bellunesi. Ci fu la costruzione ad opera degli Alpini della prima seggiovia, furono edificati i primi edifici e alcune strutture ricettive. Negli anni a seguire ci fu un vero e proprio boom edilizio e di impianti dedicati allo sci. Dal nulla ad una stazione sciistica che ha fatto la storia di questo sport invernale. La posizione favorevole permetteva alla neve di resistere fino ad aprile inoltrato, e migliaia erano gli sciatori che salivano dalla pianura e dalla Valbelluna per scendere lungo le nuove piste create sfruttando gli ideali declivi. Negli anni ‘60 e ‘70 il Nevegal era stazione sciistica rinomata e ottimo luogo da vivere anche d’estate. In quegli anni, nei boschi che d’autunno si colorano d’oro dei larici e di rosso dei faggi, sono sorti alcuni condomini in stile Milano e una serie di villaggi turistici dai nomi evocativi e bucolici. Alpe in fiore, ginestre, Erica, tutti nomi che suggerivano bella natura e tranquillità. E poi ancora villette con il tetto a punta che facevano molto montagna, ville moderne signorili ben appartate nei boschi della piana e perfino un santuario dedicato alla Madonna di Lourdes. Il Colle dei Bellunesi era, ed è ancora, aria buona, temperatura ideale e un panorami senza eguali che si possono ammirare dalla sommità. Dalla cima, sulla quale svettano imponenti antenne, si può vedere la pianura veneta e scorgere il punto esatto in cui termina la terra ed ha inizio il mare Adriatico. Dall’altro lato, invece, montagne a perdita d’occhio fino a vette perennemente innevate e a me sconosciute. Tanta vita ho vissuto lassù, tanti sentieri ho percorso decine di volte. E poi albe e tramonti, nevicate potenti e dolci sere d’estate ad attendere le stelle cadenti. Tanta vita ho vissuto lassù, su quel colle che è montagna dei bellunesi, dalla quale riesco ad ammirare le mie amate cime agordine e la Valbelluna, con il Piave che al tramonto diviene prezioso nastro d’oro che scorre al centro della grande vallata.
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