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DI ALESSIA DALL’O’
BELLUNO Il territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si conferma il più virtuoso d’Italia nella gestione dei rifiuti. Secondo il report “Parchi Rifiuti Free 2026” pubblicato da Legambiente, che analizza i dati 2024 di ISPRA, l’area protetta bellunese guida la classifica dei parchi nazionali con una media dell’87,4% di raccolta differenziata. Non solo: è anche l’unico parco nazionale classificato “Rifiuti Free”, con una produzione di secco residuo pari a 57,2 chili per abitante all’anno.
Un risultato che colloca le Dolomiti Bellunesi ben al di sopra sia della media delle aree protette italiane (58%) sia della media nazionale (67%), confermando come anche territori di montagna possano raggiungere livelli di eccellenza nella gestione dei rifiuti. Ma, come sottolinea il Commissario straordinario dell’ente parco, Ennio Vigne, il merito non è dell’ente gestore. «Questo riconoscimento è una grandissima soddisfazione ma non è un merito diretto del Parco. È il risultato del lavoro dei 15 comuni del territorio e delle cinque Unioni montane, che già dagli anni Novanta hanno costruito un percorso condiviso per la gestione dei rifiuti» spiega il Commissario.
UNA VISIONE NATA NEGLI ANNI 90
La vera chiave del successo sta dunque nella scelta precoce di fare sistema.
Negli anni Novanta le amministrazioni locali decisero di unificare la gestione dei servizi, avviando un percorso graduale che ha coinvolto cittadini, associazioni e istituzioni. «È stato un percorso costruito nel tempo – spiega Vigne – con una programmazione condivisa e con il coinvolgimento delle comunità locali. Un lavoro che ha portato oggi a un modello consolidato». Il risultato è un sistema di gestione che oggi viene considerato tra i più efficienti nel panorama nazionale, tanto da poter rappresentare un riferimento anche per altri territori.
MONTAGNA E RIFIUTI: UNA SFIDA VINTA
Il caso delle Dolomiti Bellunesi smentisce uno dei luoghi comuni più diffusi: che nei territori di montagna sia più difficile gestire i rifiuti. «Spesso si parla delle difficoltà delle aree montane – osserva Vigne – ma qui è accaduto il contrario: i territori di montagna sono riusciti a fare rete e a costruire un modello efficace». Anche la morfologia del territorio ha un ruolo. L’area del parco è caratterizzata da zone di media e alta quota, dove l’abbandono dei rifiuti è relativamente raro rispetto ad altre realtà più urbanizzate. Tuttavia questo elemento da solo non basterebbe e come sottolinea il commissario, «il risultato è frutto soprattutto delle politiche messe in campo dalle amministrazioni e del coinvolgimento dei cittadini».
NON SOLO DIFFERENZIARE, RIDURRE
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dal report riguarda la bassa produzione di rifiuto secco. Un dato che dimostra come l’obiettivo non sia soltanto differenziare di più, ma produrre meno rifiuti. «Il problema non è solo fare bene la raccolta differenziata – spiega Vigne – ma ridurre la quantità di rifiuti che produciamo». In questo senso il parco promuove politiche e iniziative di riduzione degli imballaggi e dei materiali usa e getta, coerentemente con le strategie dell’economia circolare.
CITTADINI AL CENTRO, INSIEME ALLE AMMINISTRAZIONI
Accanto alle istituzioni, un ruolo fondamentale lo svolgono le comunità locali. Nel territorio operano infatti anche gruppi di ecovolontari – si pensi, per esempio, agli Ecovolontari dell’Unione Montana Feltrina, che solo negli scorsi weekend hanno portato avanti giornate di sensibilizzazione a Feltre e Cesiomaggiore – che periodicamente organizzano iniziative di pulizia e raccolta dei rifiuti. «È davvero un gioco di squadra – sottolinea Vigne – fatto di amministrazioni, associazioni e cittadini con grande consapevolezza sulla salvaguardia del territorio». Un impegno che ha anche un impatto diretto sull’immagine del territorio.
UN BIGLIETTO DA VISITA PER IL PARCO
La qualità ambientale è infatti un elemento sempre più importante anche dal punto di vista economico e turistico. «Entrare in un territorio pulito e ben gestito è un vero e proprio biglietto da visita che certifica la qualità e la salute dell’ambiente». Per un’area protetta come quella delle Dolomiti Bellunesi, dove la tutela del paesaggio e della biodiversità è centrale, mantenere nel tempo questo standard diventa quindi un obiettivo strategico.
LA SFIDA DEL FUTURO e’ ARRIVARE A ZERO
Guardando avanti, una delle sfide più ambiziose riguarda l’obiettivo dei territori “Net Zero”, ovvero con emissioni e impatti ambientali sempre più ridotti, vicini allo zero. «È una sfida molto grande – ammette Vigne – e non sappiamo se riusciremo a centrarla completamente. Ma sono obiettivi che ci indicano la direzione e che non dobbiamo assolutamente smettere di perseguire». Il risultato raggiunto oggi, dunque, non è un punto di arrivo ma una tappa di un percorso più lungo. «È un risultato ottimo e auspicabile per un territorio di montagna come il nostro ma proprio per questo dobbiamo continuare su questa strada e fare sempre di più», conclude.
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