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DI ALESSIA DALL’O’
CESIOMAGGIORE Domenica 29 marzo a Pradenich di Cesiomaggiore lo Sci Club Villabruna ha festeggiato un traguardo importante: i suoi primi trent’anni di attività. Un anniversario celebrato alla presenza di circa un centinaio di persone tra soci, amici, istituzioni e sostenitori, riuniti per condividere una mattinata di festa, memoria e riconoscenza.
ASSOCIAZIONI SENTINELLE DEL TERRITORIO
Trent’anni di storia, ma anche trent’anni di sport, di sfide, di vittorie e di cadute. A ricordarlo è stato il presidente Renzo Boz, che nel suo intervento ha sottolineato come questi decenni siano stati soprattutto anni di grande passione. Una passione che ha permesso allo Sci Club di crescere e di restare vivo nonostante le difficoltà che oggi molte piccole associazioni sportive si trovano ad affrontare. «La burocrazia è diventata molto importante e spesso impattante per realtà come la nostra – ha spiegato – ma noi continuiamo perché siamo team affiatato, e prima di tutto grandi amici, che riescono a gestirsi, a confrontarsi e a fare davvero squadra. Anche quest’anno diversi bambini hanno partecipato ai corsi, questo è uno stimolo per andare avanti». La mattinata è stata anche l’occasione per ripercorrere la storia dell’associazione e per ricordare le persone che ne hanno fatto parte. Non è mancato infatti un momento di ricordo dedicato a Sereno Sacchet e Paolo Titton, consiglieri che nella storia dello Sci Club hanno dato il loro contributo e che sono scomparsi troppo presto. Un passaggio particolarmente sentito, che ha ricordato quanto il percorso dello Sci Club sia fatto prima di tutto di persone. Alla cerimonia era presente anche l’Assessore allo Sport del Comune di Feltre, Maurizio Zatta, che ha sottolineato come «le associazioni siano la vitalità del nostro territorio e le sentinelle che permettono ai giovani di aspirare a momenti di vera socialità e sport. Ho ascoltato la storia con grande partecipazione e si è capito perché trent’anni di successi: perché siete una grande e appasionata squadra. Grazie al direttivo e a tutte le persone che rendono e hanno reso questo sci club quello che è oggi, e auguri di altri 30 anni!».
I RICONOSCIMENTI SPECIALI
Durante la cerimonia sono stati consegnati alcuni riconoscimenti a persone che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito alla storia dello sci club feltrino. I primi premi sono andati ai soci fondatori dello Sci Club Villabruna: Alberto Perera, Renzo Boz, Sandro Maoret, Stefano Sattin, Angelo Chiesurin e Paolo Cecchet,protagonisti di quella intuizione iniziale che trent’anni fa ha dato vita all’associazione. Un ringraziamento particolare è stato poi rivolto anche agli sponsor storici che hanno accompagnato il percorso dello Sci Club fin dall’inizio: le Onoranze Funebri Canova, rappresentate da Manolo Canova, Emporio dell’Auto Sedico, rappresentato da Marco Gorza, e il panificio Andy il Fornaio, sostenitori che da trent’anni continuano a credere nel progetto sportivo e associativo. Non sono infine mancati i riconoscimenti per chi vive la neve ogni giorno: premi sono stati consegnati anche ai maestri di sci “storici” Samantha Facchin e Giuseppe “Bepi” Zortea, e ad un atleta del territorio cesiolino che ha saputo portare in alto il nome della comunità, Marco Maoret. Dopo il pranzo sociale, la giornata è poi proseguita nel pomeriggio con la consegna dei premi della gara sociale 2026, che ha visto la partecipazione di molti atleti e soprattutto di tanti bambini. Numerose anche le famiglie che hanno voluto essere presenti e prendere parte a questo appuntamento molto sentito, che unisce lo spirito amatoriale alla sana competizione.
UN’INTERVISTA PER PARLARE DELLO SCI PARALIMPICO
Proprio Marco Maoret è stato protagonista, insieme alla sua guida – e amico di una vita – Federico Soppelsa, di un momento speciale della mattinata: un’intervista sul palco in cui hanno raccontato la loro esperienza che li vede oggi presenti nei vertici dello sci paralimpico e iniziata proprio grazie allo Sci Club Villabruna.
Maoret, atleta ipovedente e attivo anche nell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ha condiviso il suo approccio allo sport e alla sfida personale, spiegando come lo sci possa trasformarsi in un percorso che coinvolge e ispira molte persone. Federico Soppelsa ha invece raccontato il ruolo della guida: il rapporto di fiducia, il feeling che si costruisce sulla pista e la grande responsabilità che accompagna ogni discesa. Da questo dialogo è emerso con chiarezza un messaggio: nello sci paralimpico, soprattutto nel caso di atleti ciechi o ipovedenti, lo sport è prima di tutto un gioco di squadra. Un vero lavoro di team, dove sintonia, fiducia e collaborazione diventano fondamentali quanto la tecnica. Non sono mancate riflessioni su le ancora evidenti differenze tra gli sport olimpici e quelli invece paralimpici, avendo vissuto da vicino le Olimpiadi e Paralimpiadi Milano-Cortina 2026.
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