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di Mirko Mezzacasa
Ci sono storie che fanno bene. E ce ne sono altre che fanno male. E poi ci sono quelle che, messe una accanto all’altra, non ti lasciano più scappare. A Belluno un imprenditore decide di restituire alla sua città ciò che ha costruito in una vita: un gesto concreto, visibile, che ridisegna una strada, un pezzo di comunità. Non è solo cemento o asfalto: è un’idea di appartenenza. È dire “questa è casa mia, e me ne prendo cura”. Poco più in là, a Feltre, una donna se ne va in silenzio, come ha vissuto. Niente clamore, niente titoli cercati. Eppure lascia tutto: case, risparmi, attenzioni. All’ospedale, al Comune di Cesiomaggiore, alla sua gente. È una generosità che non chiede nulla in cambio, nemmeno di essere raccontata. Una vita intera che diventa dono.
E poi c’è la terza storia.
Un ragazzo torna a casa dal lavoro. In bici. Non sta facendo nulla di straordinario: sta vivendo, lavorando, cercando il suo posto. Muore. E dopo la morte, invece del silenzio rispettoso, arriva il rumore. Il dibattito. Le divisioni. Trentatré euro e ottanta centesimi. Il valore di un gettone di presenza. Non una tassa, non un’imposizione. Un gesto. Un simbolo. Eppure basta questo per spaccare un consiglio comunale. C’è chi dice sì. “C’è chi dice no”. C’è chi si astiene. “C’è chi dice là, c’è chi dice qua” e c’è chi preferisce non esserci. E nel mezzo, un ragazzo morto. E una comunità che si guarda allo specchio. Il punto non è il denaro. Non lo è mai stato. Il punto è cosa siamo disposti a riconoscere come “nostro”. Perché quando un imprenditore dona, lo applaudiamo. Quando una donna lascia tutto alla comunità, la celebriamo. Ma quando si tratta di un ragazzo “extracomunitario”, allora la solidarietà diventa opinione. Diventa posizione politica. Diventa calcolo. Allora ci chiediamo se spetti all’Inail. Se sia giusto o no. Se sia il caso. Come se la dignità avesse bisogno di un regolamento. Come se il rispetto dovesse passare per una delibera. La verità è più semplice, e più scomoda: la generosità non si misura quando è facile. Si misura quando divide. E oggi, quella misura, non ci fa fare una bella figura. Perché una comunità non è solo quella che riceve donazioni. È quella che sa riconoscere l’umanità, anche quando non conviene. Soprattutto quando non conviene.
RASSEGNA STAMPA
CORRIERE DELLE ALPI
IL GAZZETTINO
ANTENNA 3
FUNERALE MUKHTAR, POLEMICHE E IMBARAZZO IN CONSIGLIO
(Servizio di Tiziana Bolognani)









