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AGORDO
AUDIO
Arrivando da sud Agordo appare improvvisamente. All’uscita del lungo curvone di Ponte Alto, la valle fin lì aspra e piuttosto stretta si apre di colpo proponendo un paesaggio arioso e ridente. L’ampia conca, solcata al centro dalle acque del Cordevole, ospita il capoluogo di vallata circondato da imponenti montagne. Ad ovest, l’Agner mostra il suo aspetto più gentile, la vista del suo severo e selvaggio baratro nord è riservata alla Valle di San Lucano. A nord, appena spostate sulla sinistra, le grandiose muraglie delle Pale che si innalzano con prepotenza dal piano. Ad est, invece, sono le forme più rassicuranti delle due cime del Framont a fare da sfondo al paese. Più in là, dove sorge il sole, la maestosità del gruppo del San Sebastiano. Pura dolomia grigia che si innalza dai ghiaioni, pareti verticali che al tramonto si colorano di un rosa pallido che commuove. A chiudere la conca a sud est il cupo monte Celo con i suoi versanti scuri, selvaggi e dirupati. È qui, fra queste montagne agordine, che sorge Agordo. Distesa sul piano con le sue frazioni situate in alto a mezza costa circondate dal bosco. Rif, Piasent, Farenzena, baciate dal sole che d’inverno libera presto i prati dalla neve. Aldilà del Cordevole Giove, il primo borgo a prendere il sole del mattino. Signorile Agordo, con la sua piazza con il porfido e la bianca chiesa arcidiaconale con i due campanili. E poi gli eleganti portici, le caratteristiche vie del centro, i caffè storici, il nobile Palazzo De Manzoni con i suoi Pop del Crotta in pietra, si dice, dei Mesaroz. È piazza nobile e unica, con il Broi che digrada dolcemente fin quasi a raggiungere il Municipio. Il Broi, delimitato ai lati dalle suggestive e contorte acacie. Il Broi, teatro di momenti divertenti e tristi. È su questo grande prato che si svolgevano e si svolgono feste che richiamano gente anche dai paesi limitrofi. Centodieci anni fa, durante la Grande Guerra, all’interno di questo grande spazio unico nel suo genere, furono edificate baracche e ricoveri che ospitavano militi che andavano e venivano dal fronte. Il Broi, che in tempi di carestia non troppo lontani, era divenuto terra da semina utile per contribuire a sfamare i meno abbienti durante la prima metà del secolo scorso. Bella Agordo, con la sua storia legata al lavoro. Prima le vicine miniere di Valle Imperina, poi la grande fabbrica di occhiali che ha cambiato l’economia dell’intera vallata e non solo. Da quattordici anni ormai, gran parte del traffico veicolare che attraversa la valle non transita più nel centro del paese. Normalmente si percorre la tangenziale che costeggia il Cordevole e così, quando capita di arrivare in Piazza Libertà per necessità o diletto, accade di ammirare la bellezza del capoluogo di vallata con l’occhio del quasi turista. Spesso mi prendo il tempo per fare due passi in tranquillità intorno al Broi. Cammino, mi fermo, osservo e magari scatto qualche foto. Rifletto in merito all’abitudine che spesso impedisce di vedere il bello che ci circonda. Tanti anni fa il transitare in piazza era abitudine, oggi invece è incanto, è saziarsi di bellezza. Ammiro gli edifici e le montagne che fanno da cornice e poi, prima di lasciare la signorile piazza, mi siedo accanto alla fontana d’estate ornata di fiori. E ascoltando la tranquilla musica d’acqua provo sempre la dolce serenità che mi regala il paese nel quale sono nato.
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