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di Mirko Mezzacasa
AGORDO C’era un tempo in cui ad Agordo il turismo non era una parola da convegno, ma un motore acceso giorno e notte. C’era Toni Guadagnini, uomo visionario e concreto insieme, che da solo – con pochi collaboratori, ma idee chiarissime – seppe dare impulso allo sviluppo turistico della Conca Agordina, allora Basso Agordino. Nel 1983 inventò il Palio dei 100, un’intuizione capace di accendere entusiasmo e partecipazione. A lui oggi è dedicato uno stadio del ghiaccio che versa in stato di abbandono: un’immagine che stride con il ricordo di chi meritava ben altro tributo. L’epoca dell’Apt Dolomiti Agordine resta nella memoria di molti. Con il presidente Franco Pra e il direttore Emilio Cagnati si organizzavano eventi tra Agordo e il Castello di Andraz, si muovevano risorse importanti, si creava lavoro. Era una struttura certo figlia del suo tempo, negli anni della “Balena Bianca” (DC), ma funzionava. Poi l’Apt si è spenta e sono iniziati i tentativi. Nel 1989 nacque l’Associazione Agordo Estate, nella sede di RADIOPIU: un’esperienza breve ma intensa. Furono gli anni di San Piero ’89, dei concerti con Enrico Ruggeri, Casadei, Giorgio Faletti, Roberto Vecchioni, Nilla Pizzi, i Belumat. Le serate di musica dal vivo animavano bar e piazze. Agordo respirava turismo, cultura, spettacolo. Poi altri tentativi dei commercianti, nuove iniziative, nuove sigle. Tutte esperienze che, una dopo l’altra, si sono sciolte come neve al sole. La Pro Loco, in questi decenni, ha rappresentato l’ultimo baluardo organizzato. Presidenti e volontari hanno costruito eventi, mantenuto vivo l’ufficio turistico, garantito una presenza. Senza clamori, ma con continuità. E oggi? Oggi ci si trova davanti a una crisi evidente. Dimissioni, sedie vuote agli incontri pubblici, fatica a trovare ricambio. La domanda è inevitabile: perché questa crisi delle vocazioni? Perché il volontariato, che altrove nell’Agordino è ancora forte e vitale, nel capoluogo sembra spegnersi? Permettere ad Agordo di perdere la Pro Loco non sarebbe solo una questione organizzativa. Sarebbe un segnale culturale. Significherebbe rinunciare a una parte della propria identità, della propria storia, di quella capacità – dimostrata in passato – di fare rete, creare lavoro, generare movimento. Forse è il momento di guardarsi allo specchio, oltre il proprio naso, oltre la montatura dell’occhiale. Di chiedersi se davvero vogliamo che tutto resti solo un ricordo: Toni Guadagnini, il Palio dei 100, le estati di musica, le piazze piene. Perché la memoria, da sola, non basta. Serve qualcuno disposto a trasformarla in futuro. Ad Agordo ci sarebbe un esempio importante dal quale prendere spunto: L’Unione Sportiva Le Ville, una frazione che negli anni ha insegnato come si organizzano sagre, tornei di calcio, eventi cultuali e artistici, ricordi di persone che hanno dato il proprio contributo per la comunità.
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