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Giuliano Laveder: Quando, come Club UNESCO Agordino, organizzavamo corsi per bambini per insegnare a impagliare le sedie, l’obiettivo non era soltanto quello di imparare una tecnica artigianale. Era soprattutto un modo per far scoprire ai più giovani un mestiere antico, fatto di pazienza, manualità e rispetto per il lavoro delle generazioni che li hanno preceduti. Con la paglia tra le mani, i bambini imparavano passo dopo passo come intrecciare i fili e ricostruire la seduta di una sedia. Un gesto semplice, ma ricco di significato: ogni intreccio diventava una piccola lezione di tradizione, di cultura materiale e di attenzione ai dettagli. In un mondo sempre più veloce, queste attività rappresentavano anche un’occasione per rallentare e riscoprire il valore del fare con le mani. Attraverso il lavoro artigianale si creava un ponte tra passato e presente, tra il sapere degli anziani e la curiosità dei più giovani”. Esperienze come queste dimostrano quanto sia importante custodire e trasmettere il patrimonio culturale locale. Non solo nei musei o nei libri, ma soprattutto nei gesti quotidiani, nelle mani di chi impara e nelle storie che ogni oggetto porta con sé.











