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-26,5%
VENETO 2015-2025
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-48.424
ARTIGIANI IN 10 ANNI
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-7,3%
BELLUNO NELL’ULTIMO ANNO
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134.086
ARTIGIANI VENETI 2025
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In questi giorni di Ferragosto molte attività artigiane hanno abbassato le serrande per ferie. Ma per tante botteghe quelle saracinesche si sono chiuse da tempo e, purtroppo, per sempre. Non hanno retto il peso di una concorrenza sempre più aggressiva, dei costi crescenti e di una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà. Anche in Veneto negli ultimi 10 anni il numero di artigiani è ininterrottamente diminuito. Se nel 2015 avevamo 182.510 persone, nel 2025 ne contavamo poco più di 134.000, oltre 48.400 in meno (-26,5 per cento). A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA, appartenente all’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. Nelle grandi città della nostra regione le botteghe artigiane sono ormai una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione. E quando scompare una bottega non si perde soltanto un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità. La scomparsa progressiva dell’artigianato sta cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo la qualità della vita delle comunità che li abitano. Lo scenario rimane a tinte fosche anche nei borghi, nelle zone di montagna e nei paesi di provincia. La contrazione del numero di artigiani va di pari passo con lo spopolamento che stanno subendo questi luoghi.
SONO A RISCHIO LE RIPARAZIONI/MANUTENZIONI
Già oggi quando si rompe una tapparella, il rubinetto del bagno perde acqua o dobbiamo sostituire l’antenna della Tv trovare un professionista del settore è molto difficile, figuriamoci fra qualche anno. A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione artigiana e la corrispondente contrazione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, anche a seguito del calo demografico, è molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sarà un’operazione difficilissima.
CROLLO DOVUTO ANCHE A FUSIONI E ACQUISIZIONI DI IMPRESA
Va comunque segnalato che questa riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021. Purtroppo, questa “spinta” verso l’unione aziendale ha compresso la platea degli artigiani, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all’insù anche la produttività di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda.
PERCHÉ BOTTEGHE E NEGOZI DI VICINATO SONO IN DIFFICOLTÀ
Negli ultimi anni i negozi di vicinato stanno attraversando una fase di forte difficoltà. Le cause sono molte e dovute ai diversi cambiamenti economici, sociali e tecnologici che si sono registrati nel tempo. Il primo fattore, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, è la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. I grandi supermercati e le piattaforme online riescono a offrire prezzi più bassi grazie alle economie di scala. Un secondo elemento riguarda il cambiamento delle abitudini di consumo. C’è poi il tema dei costi fissi elevati. Un altro fattore importante è il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione in molti quartieri e piccoli comuni.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON UCCIDERÀ L’ARTIGIANATO. LO SELEZIONERÀ
L’intelligenza artificiale (AI) sta cambiando tutti i settori produttivi e chi lavora nell’artigianato se lo chiede con particolare urgenza: che ne sarà dei mestieri manuali? Nessuno ha una risposta certa, ma è probabile, sostengono dalla CGIA, che l’AI non farà sparire gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due gruppi. Il primo è quello di chi userà l’AI come un aiutante instancabile. Il secondo gruppo è quello di chi si troverà l’AI come concorrente. Il pericolo vero, allora, non è che l’AI porti via il lavoro agli artigiani. È che chi la sa usare diventerà molto più veloce di chi lavora “solo con le mani”.
VA INTRODOTTO UN REDDITO DI GESTIONE PER CHI GESTISCE UNA BOTTEGA
I negozi e le botteghe artigiane giocano un ruolo fondamentale nei centri storici, nelle piccole comunità e nei borghi, contribuendo all’identità culturale, all’economia locale e al mantenimento del patrimonio storico. Per questo sarebbe opportuno progettare un “reddito di gestione delle botteghe artigiane” per chi (giovane o meno) conduce o apre una attività nei centri minori, almeno fino a 10.000 abitanti.
INVESTIRE NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Da cinquant’anni il lavoro manuale sconta una svalutazione culturale che continua a pesare, relegato nell’immaginario collettivo a settore marginale, quasi un residuo del passato destinato all’estinzione. Invertire la rotta significa investire seriamente su due fronti: l’orientamento scolastico e l’alternanza scuola-lavoro, restituendo centralità agli istituti professionali. Il paradosso è servito: mentre l’artigianato attraversa una crisi profonda, gli stessi imprenditori del settore denunciano da anni un problema opposto e speculare, quello di non trovare manodopera disposta ad avvicinarsi a questo mestiere.
ACCONCIATORI, ESTETISTE, GELATAI, PIZZERIE PER ASPORTO E INFORMATICI SONO IN CONTROTENDENZA
Non tutti i settori artigiani hanno subito la crisi. Quelli del benessere e dell’informatica presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nel secondo, invece, sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Va altrettanto bene anche il comparto dell’alimentare, con risultati significativamente positivi per le gelaterie, le gastronomie e le pizzerie per asporto ubicate, in particolare, nelle città ad alta vocazione turistica.
NELL’ULTIMO ANNO LE CHIUSURE HANNO INTERESSATO, IN PARTICOLARE, BELLUNO, TREVISO E ROVIGO
La riduzione del numero di imprenditori artigiani ha interessato tutte le regioni d’Italia, nessuna esclusa. Nell’ultimo decennio le aree più colpite da questa “emorragia” sono state le Marche (-31,3 per cento), l’Umbria (-29,3), l’Emilia-Romagna (-28,7) e il Piemonte (-28,4). Il Veneto nell’ultimo decennio ha perso 48.424 artigiani. Tra il 2025 e il 2024, invece, la provincia veneta che ha subito la contrazione più importante del numero di artigiani è stata Belluno con il -7,3 per cento, pari a -405 persone. Seguono Treviso con il -6 per cento (-1.559) e Rovigo con il -5,3 per cento (-334). Al quarto posto Vicenza sempre con il -5,3 per cento (-1.433) e al quinto Verona con il -5 per cento (-1.314). Le meno colpite sono state Venezia con il -4,9 per cento (-1.062 unità) e Padova con il -4,7 per cento (-1.334).
TABELLA 1 — ANDAMENTO IMPRENDITORI ARTIGIANI IN ITALIA
| RANK 10 ANNI | REGIONE / RIPARTIZIONE | 2015 | 2024 | 2025 | VAR. ASS. 10 ANNI | VAR. % 10 ANNI | VAR. ASS. ULTIMO ANNO | VAR. % ULTIMO ANNO |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Marche | 67.154 | 49.309 | 46.143 | -21.011 | -31,3 | -3.166 | -6,4 |
| 2 | Umbria | 29.994 | 22.483 | 21.203 | -8.791 | -29,3 | -1.280 | -5,7 |
| 3 | Emilia-Romagna | 181.478 | 137.384 | 129.448 | -52.030 | -28,7 | -7.936 | -5,8 |
| 4 | Piemonte | 163.862 | 124.065 | 117.316 | -46.546 | -28,4 | -6.749 | -5,4 |
| 5 | Abruzzo | 38.716 | 29.162 | 27.777 | -10.939 | -28,3 | -1.385 | -4,7 |
| 6 | Toscana | 146.746 | 113.512 | 107.380 | -39.366 | -26,8 | -6.132 | -5,4 |
| 7 | Veneto | 182.510 | 141.527 | 134.086 | -48.424 | -26,5 | -7.441 | -5,3 |
| 8 | Lombardia | 323.321 | 254.327 | 240.925 | -82.396 | -25,5 | -13.402 | -5,3 |
| 9 | Molise | 8.447 | 6.640 | 6.321 | -2.126 | -25,2 | -319 | -4,8 |
| 10 | Lazio | 113.943 | 90.969 | 86.262 | -27.681 | -24,3 | -4.707 | -5,2 |
| 11 | Valle d’Aosta | 5.057 | 4.056 | 3.867 | -1.190 | -23,5 | -189 | -4,7 |
| 12 | Liguria | 55.468 | 44.921 | 42.682 | -12.786 | -23,1 | -2.239 | -5,0 |
| 13 | Friuli-Venezia Giulia | 38.234 | 31.009 | 29.488 | -8.746 | -22,9 | -1.521 | -4,9 |
| 14 | Basilicata | 13.009 | 10.776 | 10.354 | -2.655 | -20,4 | -422 | -3,9 |
| 15 | Puglia | 86.729 | 72.277 | 69.111 | -17.618 | -20,3 | -3.166 | -4,4 |
| 16 | Sardegna | 42.765 | 35.836 | 34.334 | -8.431 | -19,7 | -1.502 | -4,2 |
| 17 | Sicilia | 86.534 | 72.588 | 69.984 | -16.550 | -19,1 | -2.604 | -3,6 |
| 18 | Trentino-Alto-Adige | 33.496 | 28.661 | 27.316 | -6.180 | -18,4 | -1.345 | -4,7 |
| 19 | Campania | 77.101 | 66.484 | 63.304 | -13.797 | -17,9 | -3.180 | -4,8 |
| 20 | Calabria | 37.009 | 31.559 | 30.409 | -6.600 | -17,8 | -1.150 | -3,6 |
| ITALIA | 1.731.573 | 1.367.545 | 1.297.710 | -433.863 | -25,1 | -69.835 | -5,1 | |
| Nord Ovest | 547.708 | 427.369 | 404.790 | -142.918 | -26,1 | -22.579 | -5,3 | |
| Nord Est | 435.718 | 338.581 | 320.338 | -115.380 | -26,5 | -18.243 | -5,4 | |
| Centro | 357.837 | 276.273 | 260.988 | -96.849 | -27,1 | -15.285 | -5,5 | |
| Mezzogiorno | 390.310 | 325.322 | 311.594 | -78.716 | -20,2 | -13.728 | -4,2 |
TABELLA 2 — ANDAMENTO IMPRENDITORI ARTIGIANI NELL’ULTIMO ANNO
| RANK NAZ. | PROVINCIA | 2024 | 2025 | VAR. ASS. | VAR. % |
|---|---|---|---|---|---|
| 4 | Belluno | 5.572 | 5.167 | -405 | -7,3 |
| 17 | Treviso | 26.197 | 24.638 | -1.559 | -6,0 |
| 31 | Rovigo | 6.278 | 5.944 | -334 | -5,3 |
| 34 | Vicenza | 27.211 | 25.778 | -1.433 | -5,3 |
| 41 | Verona | 26.105 | 24.791 | -1.314 | -5,0 |
| 50 | Venezia | 21.765 | 20.703 | -1.062 | -4,9 |
| 61 | Padova | 28.399 | 27.065 | -1.334 | -4,7 |
| 7 | Veneto | 141.527 | 134.086 | -7.441 | -5,3 |
| ITALIA | 1.367.545 | 1.297.710 | -69.835 | -5,1 |






