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REDAZIONE
Scoppia la polemica sui rincari dei carburanti in Italia dopo l’inizio del conflitto in Iran. Nei primi giorni di marzo i prezzi di benzina e diesel sono aumentati tra i 3 e i 6 centesimi al litro, con il timore che, in caso di guerra prolungata, i rincari possano arrivare anche a 30 o 40 centesimi nel giro di poche settimane. A contestare gli aumenti sono le associazioni dei gestori carburanti Faib, Fegica e Figisc, che accusano le compagnie petrolifere di aver imposto rapidamente nuovi listini senza reali motivazioni legate all’andamento del mercato. Secondo i gestori, l’aumento attuale appare ingiustificato e basato solo su previsioni di possibili rialzi futuri del petrolio. A far discutere è soprattutto la tempistica: gli aumenti sarebbero stati comunicati alle stazioni di servizio nel giro di poche ore, con l’obbligo di applicarli immediatamente alla pompa. Le associazioni ricordano inoltre che le compagnie petrolifere sono tenute a mantenere scorte di carburante per almeno 30 giorni, proprio per attenuare l’impatto delle oscillazioni dei mercati internazionali. Per questo Faib, Fegica e Figisc chiedono l’intervento del Governo, del Garante dei prezzi e della Guardia di Finanza per verificare eventuali speculazioni. Secondo i gestori, attribuire automaticamente i rincari alla guerra rischia di nascondere manovre speculative che ricadono direttamente sulle tasche dei consumatori.
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