Il turismo è una risorsa solo quando cammina insieme all’educazione. «LA MONTAGNA È LIBERA»: MA NON DAL BUON SENSO E DALL’EDUCAZIONE
- DI MIRKO MEZZACASA
- pagina in aggiornamento dal 1 giugno al 30 settembre
“Ho letto le vostre segnalazioni riguardo episodi di cafoneria e maleducazione nelle varie localita’ montane . Oltre all’indignazione e allo sconcerto per quanto accade ormai quotidianamente ritengo necessario piu’ divieti e controlli anche sui sentieri di montagna dove ormai il flusso delle persone e’ aumentato e le bici e i numerosi cani quasi sempre senza guinzaglio sono diventati un pericolo”. Annalisa
Fuochi sul muro, grigliate, sporcizia e comportamenti incivili: il Gruppo Alpini Gosaldo ha messo i lucchetti.
CHIUSO DAL 10 AGOSTO
Il bivacco Giovanni Menegazzi, nel territorio di Gosaldo, è stato chiuso dal Gruppo Alpini per motivi di sicurezza. La decisione è arrivata dopo una serie di episodi di vandalismo e comportamenti incivili.
FUOCHI E SPORCIZIA
All’interno della struttura sono stati trovati segni di fuochi accesi sulle pareti, resti di grigliate e sporcizia di ogni tipo. Lo scorso autunno erano state inoltre rubate attrezzature ai danni di alcuni turisti.
La chiusura è stata decisa per tutelare la sicurezza degli escursionisti e preservare una struttura al servizio della comunità e degli amanti della montagna.
PALE DI SAN MARTINO · GOSALDO
ESCREMENTI E FUOCHI ACCESI NEL BIVACCO: I VOLONTARI DECIDONO LA CHIUSURA
Il bivacco Giovanni Menegazzi è stato chiuso per motivi di sicurezza dopo episodi di vandalismo, sporcizia e comportamenti pericolosi. «Bastano due episodi su cento per fare danni».
C’è un piccolo capitello dedicato alla Madonna delle Nevi, costruito a mano su un sasso dietro il bivacco Giovanni Menegazzi, sulle Pale di San Martino. È lì da quando la struttura fu terminata, nel 1980, grazie al lavoro paziente del gruppo Ana di Gosaldo. Oggi, davanti e dentro quella nicchia votiva, i volontari che ancora se ne prendono cura hanno trovato escrementi. Non è un dettaglio tra tanti, ma il segno più grave di un rispetto che si è dissolto fino a costringere chi ama quel luogo a chiuderlo.
Vincenzo Chenet sale su quei sentieri da decenni, ogni settimana o ogni dieci giorni, per pulire, sistemare e portare a spalla la legna destinata a chi arriva stremato o viene sorpreso dal maltempo. Ha trovato fuochi accesi accanto alla legnaia invece che nella stufa, con il rischio concreto di vedere bruciare l’intera struttura. Ha visto sassi disposti in cerchio per improvvisare una griglia, materassini lavabili appena acquistati coperti di scritte, bottiglie e mozziconi abbandonati.
«Bastano due episodi su cento per fare danni», osserva Chenet. In questa frase c’è tutta la sproporzione tra chi costruisce e chi distrugge, tra chi si prende cura del bivacco per anni e chi può rovinarlo in una sola sera.
Un bivacco non è una casa vacanze e non è un luogo dove comportarsi senza regole. È un presidio di solidarietà silenziosa, pensato per chi in montagna può trovarsi davvero in difficoltà, al buio, nel freddo e senza altra via di scampo.
La chiusura, anche se temporanea, rappresenta una sconfitta collettiva prima ancora che un problema di igiene o di sicurezza. Si è rotto il patto non scritto tra chi frequenta la montagna e chi la rispetta. A pagarne il prezzo saranno soprattutto gli escursionisti corretti, quelli che dopo una ferrata o una lunga camminata non troveranno più una porta aperta.
Fonte: Franco Boaretto · Mondo Montagna
TURISMO CAFONE PUNTATA 21 2026 29.08
BIVACCO DELLA PACE SUL MONTE CASTELLO TRASFORMATO IN UNA DISCARICA
DA ILDOLOMITI.IT
CORTINA Il Bivacco della Pace, sul Monte Castello sopra Cortina, a quota 2.760 metri, è stato trovato in condizioni di forte degrado. La piccola struttura, simbolo di memoria e riflessione sui combattimenti della Grande Guerra, sarebbe stata trasformata da alcuni escursionisti in una sorta di latrina e discarica. Nelle grotte vicine sono state trovate feci umane, fazzoletti e tracce di falò, con pareti annerite e legna carbonizzata. All’interno e nei dintorni del bivacco sono stati abbandonati rifiuti, contenitori di plastica e latta, resti di cibo, una coperta esposta alla pioggia e persino ciabattine da hotel. Anche tavolo e panche risultano incisi. La segnalazione è stata pubblicata da Laura sul gruppo Dolomitici!, suscitando indignazione per il comportamento di chi avrebbe contribuito a deturpare un luogo dal grande valore storico e paesaggistico. Nel mirino anche influencer e youtuber, accusati di aver reso troppo conosciuti luoghi che gli appassionati rispettavano.
TURISMO CAFONE PUNTATA 20 2026 24.08
DOLOMITI Una lunga coda di persone in quota, davanti a un punto di ristoro, con il paesaggio delle Dolomiti sullo sfondo. L’immagine pubblicata sui social da Stefano Patton ha acceso ancora una volta la discussione sul turismo di massa in montagna. «La stupidità umana ha raggiunto nuove vette… in tutti i sensi. Due chilometri di coda per mangiare un krapfen. Questa non è montagna, è solo turismo cafone», scrive l’autore del post, indicando in circa due chilometri la lunghezza della fila. Al di là dei toni volutamente provocatori, la fotografia pone una domanda che torna puntualmente nelle settimane di maggiore afflusso turistico: che cosa si cerca davvero quando si sale in montagna? Da una parte ci sono rifugi e attività che lavorano, servizi che attirano visitatori e un’economia turistica fondamentale per le vallate. Dall’altra c’è il rischio che alcune località, soprattutto nei giorni di punta, si trasformino in luoghi sovraffollati dove persino una merenda diventa un evento capace di generare lunghe attese. La contraddizione è tutta nella fotografia: davanti, decine e decine di persone in coda; dietro, prati, rocce e montagne che rappresentano esattamente l’opposto della fretta, dell’affollamento e della ricerca dell’attrazione del momento. Non è certamente il krapfen il problema. Il tema è piuttosto il modo di vivere la montagna, sempre più spesso concentrato negli stessi luoghi, negli stessi orari e attorno agli stessi richiami diventati popolari sui social. Una montagna che resta splendida, ma che nei giorni da tutto esaurito rischia di assomigliare sempre meno alla montagna che molti vorrebbero trovare: spazio, silenzio, rispetto e libertà di camminare senza mettersi… in coda.

TURISMO CAFONE PUNTATA 19 2026 24.08
TURISMO CAFONE: REGISTRI STRAPPATI NEI BIVACCHI, RABBIA SUI SOCIAL
Nuovi episodi di vandalismo in montagna: in tre strutture del Cai sono stati danneggiati e strappati i registri lasciati a disposizione degli escursionisti. Un gesto definito da molti come l’ennesimo esempio di “turismo cafone”. Sui social durissime le reazioni, con richieste di telecamere e multe pesanti per individuare e punire i responsabili. Il messaggio è chiaro: la montagna va rispettata e non può diventare terreno per comportamenti incivili e gratuiti.
TURISMO CAFONE PUNTATA 18 2026 22.08
TURISMO CAFONE: BASTA L’IMMAGINE
TURISMO CAFONE PUNTATA 17 2026 18.08
ASSALTO AL FEDAIA
FEDAIA – Ci sono luoghi dove basterebbe fermarsi, guardare il panorama e ricordarsi di essere ospiti. Poi c’è chi preferisce lasciare il proprio segno. Al Lago di Fedaia, nelle immagini che ci sono state inviate, una BMW bianca è parcheggiata direttamente sul terreno, ben lontana da un normale stallo, mentre poco distante compare una tenda montata a pochi passi dall’acqua, in mezzo a un ambiente di alta montagna che dovrebbe suggerire tutt’altro comportamento, sperando non arrivi la piena improvvisa. Non sappiamo se vi fossero autorizzazioni particolari, e non spetta a noi stabilire eventuali violazioni. Ma una cosa è evidente: il concetto di parcheggio e quello di campeggio, per qualcuno, sembrano diventati decisamente elastici. È il solito problema del turismo cafone: arrivare in un luogo straordinario e comportarsi come se fosse il giardino di casa propria. Automobile dove capita, tenda dove piace, panorama gratis e magari la convinzione che tutto sia dovuto. Il Fedaia non ha bisogno di essere “conquistato”. Ha bisogno di essere rispettato. Perché la montagna è di tutti. Ma proprio per questo non può diventare il cortile privato di qualcuno.
TURISMO CAFONE PUNTATA 16 stagione 2026 17.08
TURISMO CAFONE: CIMITERO DI GUERRA SCAMBIATO PER UNA SPIAGGETTA
LUSIANA CONCO – C’è un limite anche al turismo cafone? A Granezza, sull’Altopiano dei Sette Comuni, pare proprio di no. Secondo una segnalazione raccolta dal Corriere del Veneto, una coppia avrebbe scelto l’area vicina al cimitero inglese di guerra per trascorrere il tempo come fosse una spiaggetta: lei in abbigliamento ridottissimo, entrambi intenti a giocare a carte. Una residente, arrivata per rendere omaggio ai caduti, avrebbe fatto notare l’inopportunità della scena, ricevendo una risposta arrogante. Non serve un cartello per capire che davanti alle tombe di giovani morti in guerra servono rispetto, silenzio e buon senso. Quello, evidentemente, era rimasto a casa.
Fonte: Corriere del Veneto
TURISMO CAFONE PUNTATA 15 stagione 2026 16.08
ALLA POMPA LUI FA RIFORNIMENTO, LEI… SCARICA: IL TURISMO CAFONE NON VA MAI IN RISERVA
Lui pensa al serbatoio dell’auto, lei alle proprie necessità. E il piazzale della stazione di servizio diventa, evidentemente, un’area “multiservizi”. Ci sono quelli che alla pompa di benzina controllano il prezzo al litro, quelli che puliscono il parabrezza e quelli che approfittano della sosta per comprare una bottiglietta d’acqua. Poi ci sono loro. Lui scende dall’auto e fa quello che ci si aspetta in una stazione di servizio: rifornimento. Lei, invece, interpreta in maniera decisamente più creativa il concetto di “sosta tecnica”. Mentre il carburante entra nel serbatoio, dall’altra parte dell’auto parte infatti un altro genere di… scarico. Una scena che meriterebbe quasi un nuovo cartello all’ingresso delle Dolomiti: benzina, diesel, servizi igienici… possibilmente non dove capita. Perché il problema non è essere turisti. E nemmeno avere un’improvvisa necessità fisiologica, che può capitare a chiunque. Il problema è quella convinzione, sempre più difficile da digerire, secondo cui quando si è lontani da casa ogni angolo possa diventare bagno, parcheggio, pattumiera o campeggio personale. Dopo i parcheggi selvaggi, i “bidet” nei torrenti e i bisogni lasciati lungo sentieri e prati, mancava forse il distributore trasformato in toilette a cielo aperto. Eccolo. L’auto, almeno, è ripartita con il pieno. Quanto all’educazione, il serbatoio sembrava decisamente in riserva.
TURISMO CAFONE PUNTATA 14 stagione 2026 14.08
LA MONTAGNA È LIBERA: MA NON DAL BUON SENSO E DALL’EDUCAZIONE
CORTINA – Dopo i sup nel lago del Sorapiss, arriva l’ennesima scena di turismo cafone: macchine telecomandate lanciate lungo il sentiero 215, tra escursionisti, tratti esposti e funi metalliche. A denunciarlo sul quotidiano dei bellunesi “Corriere delle Alpi” è Emilio Pais Bianco, gestore del rifugio Vandelli, che mentre stava aiutando un turista infortunato si è trovato davanti due uomini intenti a far sfrecciare i modellini sul percorso. Alla richiesta di fermarsi, la risposta sarebbe stata: «La montagna è libera». Libera, certo. Ma non dal buon senso, dall’educazione e dal rispetto per chi cammina e per chi vive questi luoghi. Altri escursionisti avevano già segnalato rallentamenti e difficoltà nei passaggi più delicati. Il Sorapiss non è un parco giochi. E la montagna non è il posto dove fare tutto ciò che passa per la testa.
TURISMO CAFONE puntata 13 stagione 2026 13 08 26
POCO RISPETTO, ZERO EDUCAZIONE
CANALE D’AGORDO – C’è un limite anche al turismo cafone, e questa volta è stato superato. In pieno centro una donna ha utilizzato la fontana del monumento ai Caduti in guerra e sul lavoro per lavare delle scarpe da ginnastica. Non è una fontana qualsiasi: rappresenta il sacrificio di giovani morti sui fronti e nei cantieri del mondo, un luogo che gli alpini del gruppo ANA Canale-Caviola curano ogni anno con lavoro e risorse proprie. Il capogruppo. Ed è proprio questo il punto. Non basta arrivare in montagna, fotografare, consumare e ripartire. Bisogna anche capire dove si è, leggere una targa, rispettare la memoria e chi vive qui tutto l’anno. Altrimenti non è turismo: è maleducazione. (copertina con l’aiuto dell’AI)
TURISMO CAFONE puntata 12 stagione 2026 12 08 26
QUANDO LA MONTAGNA VIENE SCAMBIATA PER UN PARCO GIOCHI
DALLA STORIE DI FACEBOOK: Ahoj Dolomity
C’è un limite sottile, ma fondamentale, tra il vivere la montagna e il mancarle di rispetto. E purtroppo quel limite, ancora una volta, qualcuno lo ha superato. È accaduto al Lago di Antermoia, uno dei gioielli più preziosi e delicati delle Dolomiti, dove una scena ha lasciato sgomenti diversi presenti: una persona si è tuffata nelle sue acque e, poco dopo, altre l’hanno imitata, come se quel gesto fosse normale, consentito, persino innocuo. Ma innocuo non è. Il Lago di Antermoia, a 2.495 metri di quota, non è una piscina naturale né un luogo da utilizzare a piacimento. È un lago glaciale, custodisce un ecosistema fragile, prezioso, costruito in tempi lunghissimi e difeso da regole precise. La balneazione è vietata proprio per proteggerlo, perché in ambienti di alta quota ogni alterazione, anche apparentemente minima, può avere effetti importanti sull’equilibrio naturale. Il punto, però, va oltre il semplice divieto. Qui entra in gioco il senso civico, o meglio, il rispetto. Rispetto per la natura, per i luoghi che abbiamo la fortuna di ammirare, per l’equilibrio delicatissimo che tiene in vita ambienti unici come questo. In montagna non tutto ciò che si può fare va fatto. E soprattutto non tutto ciò che fa uno deve diventare un esempio per gli altri. È forse proprio questo l’aspetto più amaro della vicenda: la rapidità con cui un gesto sbagliato è diventato imitazione. In pochi minuti, da un comportamento isolato si è passati a una piccola catena di emulazione. Ed è qui che si misura la povertà culturale di un certo turismo superficiale, quello che arriva in quota, consuma il paesaggio, lo usa come sfondo per un’esperienza personale e poi riparte senza interrogarsi sulle conseguenze. La montagna, invece, chiede il contrario. Chiede attenzione, misura, educazione. Chiede di essere vissuta senza essere trasformata. Chiede di lasciare ai nostri figli laghi cristallini, prati fioriti e ambienti integri, non il messaggio che tutto sia concesso solo perché qualcuno ha iniziato a farlo. Il Lago di Antermoia non ha bisogno di essere conquistato. Ha bisogno di essere rispettato. Ammiriamolo, fotografiamolo, viviamolo con gratitudine. Ma lasciamolo esattamente come lo abbiamo trovato. Perché la vera bellezza della natura sta anche nella nostra capacità di non rovinarla.
TURISMO CAFONE puntata 11 stagione 2026 04 08 26
SUP SUL LAGO DEL SORAPISS, SCOPPIA LA POLEMICA
dal corriere delle alpi di oggi
CORTINA Un turista ha raggiunto il lago del Sorapiss trasportando sulle spalle un sup, poi gonfiato e utilizzato sulle acque del bacino nonostante l’ordinanza comunale che vieta la balneazione. L’episodio, avvenuto domenica e fotografato da alcuni presenti, ha provocato proteste e una discussione in riva al lago. Il caso riaccende il problema dell’overtourism nella Conca ampezzana. Le Regole d’Ampezzo, proprietarie dell’area, non possono applicare direttamente sanzioni, mentre il progetto pilota con la Polizia provinciale prevede controlli intensificati nei mesi estivi. Proprio domenica, però, gli agenti sembrerebbero non essere stati presenti in quota. Il Sorapiss è tra le mete più colpite dal turismo mordi e fuggi, alimentato dalla ricerca di fotografie per i social. Nel mese di agosto gli accessi possono raggiungere le tremila persone al giorno, con conseguenze sempre più pesanti sulla tutela dell’ambiente e sul rispetto delle regole.
TURISMO CAFONE puntata 10 stagione 2026 24.07.26
DIVIETO DI TRANSITO IGNORATO LUNGO IL LAGO DI ALLEGHE
TURISMO CAFONE puntata 9 stagione 2026 21. 07.26
PISOLINO SUL TAVOLO: A FIAMES TORNA IL “TURISMO CAFONE”
La segnalazione arrivata a “Dillo a Radio Più”: camper, tende e pernottamenti nelle automobili tra Pecol e Palafavera. «Esistono aree attrezzate e campeggi, non possiamo accettare rifiuti e bivacchi ovunque»
VAL DI ZOLDO – Camper parcheggiati per giorni, tende montate nei piazzali pubblici, persone che dormono nelle automobili lungo le stradine, vicino ai parchi giochi, sui terreni privati e nelle aree appartenenti alle Regole. È la situazione descritta da un residente della Val di Zoldo in una segnalazione inviata alla rubrica “Dillo a Radio Più”. Il lettore, richiama in particolare l’attenzione sulla zona compresa tra Pecol e Palafavera, dove durante i periodi di maggiore afflusso turistico sarebbero sempre più frequenti le soste prolungate al di fuori delle strutture autorizzate. «Ci sono persone che rimangono anche una settimana nei piazzali comunali, nelle stradine e nei terreni privati – racconta –. Il problema non è soltanto il pernottamento irregolare, ma ciò che in alcuni casi viene lasciato sul territorio: pentole, immondizia e perfino escrementi lungo la strada». Una situazione che, secondo la segnalazione, si ripeterebbe con maggiore frequenza durante i fine settimana estivi e che alimenta il malcontento di una parte della popolazione. Il residente parla di un turismo che produce traffico e rifiuti, ma porta pochi benefici alle attività locali. «La Val di Zoldo merita rispetto e un turismo capace anche di sostenere l’economia, i servizi e la cura del territorio – aggiunge –. Non è accettabile utilizzare gratuitamente ogni spazio disponibile senza lasciare nemmeno un euro nella valle e senza entrare in un bar o in un’attività». Il punto centrale della protesta riguarda soprattutto i controlli. Il lettore chiede un maggiore intervento da parte del Comune e degli organi competenti, con verifiche nei piazzali e nelle zone maggiormente frequentate. In Val di Zoldo, viene ricordato nella segnalazione, sono presenti aree dedicate ai camper e campeggi con una buona capacità ricettiva. I servizi, dunque, esistono. La richiesta non è quella di allontanare chi viaggia in camper o sceglie una vacanza più semplice, ma di far rispettare le regole e indirizzare i visitatori verso le strutture autorizzate. La denuncia apre un tema che riguarda molte località di montagna: trovare un equilibrio tra accoglienza, libertà di viaggio, tutela dell’ambiente e rispetto di chi vive tutto l’anno sul territorio.
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TURISMO CAFONE puntata 8 stagione 2026 15.07.26
PISOLINO SUL TAVOLO: A FIAMES TORNA IL “TURISMO CAFONE”
CORTINA Un turista sorpreso a dormire sul tavolo del chiosco del centro sportivo Antonella De Rigo riaccende la polemica sul campeggio selvaggio a Fiames. La segnalazione arriva da Monica Bernardi, che dal Corriere delle Alpi denuncia anche la presenza di tende, scale, stendini e rifiuti lasciati nell’area frequentata da camper e van. Secondo Bernardi servirebbero maggiori controlli, soprattutto nelle prime ore del mattino. Il fenomeno, cresciuto dopo il Covid, viene però collegato anche alla mancanza di spazi adeguati. L’operatore turistico Alessandro Constantini chiede infatti al Comune di realizzare un’area attrezzata per camper, proponendo il parcheggio di Acquabona. «Non basta chiedere rispetto ai turisti – sostiene – bisogna offrire servizi, regole chiare e una soluzione concreta».
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TURISMO CAFONE puntata 7 stagione 2026 13.07.2026
ZTL IGNORATA E PANNI STESI SUL LAGO: IL TURISTA CAFONE COLPISCE ANCORA
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TURISMO CAFONE puntata 6 stagione 2026 13.07.2026
VAN ACCAMPATO IN CENTRO, RIFIUTI E BISOGNI ACCANTO AL PARCHEGGIO
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TURISMO CAFONE puntata 5 stagione 2026 03.07.2026
SEMAFORI E BAGNI A VISTA
Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione di un ascoltatore della Valle del Biois, che questa mattina ha assistito a una scena tanto banale quanto fastidiosa, a uno dei tanti semafori che ormai accompagnano la viabilità agordina come fossero parte dell’arredo urbano. In attesa del verde, qualcuno ha pensato bene di trasformare la strada in una sala d’attesa personale, con un comportamento definito dall’ascoltatore “cafone e poco educativo”, soprattutto davanti a bambini e adulti che in quel momento si sono trovati ad assistere alla scena. La domanda, ironica ma non troppo, sorge spontanea: tutti i bar della zona erano stati improvvisamente chiusi proprio oggi? Perché, evidentemente, per qualcuno anche pochi minuti di semaforo diventano un’emergenza sociale, una prova di resistenza, quasi una tragedia nazionale da affrontare senza il minimo rispetto per chi è in coda, per chi guarda e per chi semplicemente vorrebbe attraversare l’Agordino senza assistere ogni giorno a una nuova puntata della maleducazione su strada. I cantieri, i sensi unici alternati e i semafori sono già abbastanza pesanti da sopportare. Non servirebbe aggiungerci anche la fantasia di chi scambia la pubblica via per casa propria. Un po’ di educazione non accorcia le code, ma almeno rende il viaggio meno triste.
AGORDINO La pagina “Turismo cafone” di Radio Più raccoglie, dal primo giugno al 30 settembre, episodi che raccontano una montagna sempre più frequentata, ma non sempre rispettata. Dalle bottiglie e dai rifiuti lasciati davanti al Rifugio Coldai, ai parcheggi del cimitero di Taibon trasformati in punto di partenza per giri in bicicletta; dai bisogni davanti al Rifugio Rosetta, fino ai turisti stesi al sole su una piazzola dell’elicottero del Suem. Ultima scena, ai semafori della Valle del Biois, con comportamenti poco educativi davanti a chi era in coda. Il turismo è una risorsa, ma solo quando cammina insieme all’educazione. La montagna non è una discarica, una spiaggia improvvisata o casa propria: è un bene comune.
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TURISMO CAFONE puntata 4 stagione 2026 01.07.2026
PRENDERE IL SOLE SULLE PIAZZOLE SALVA VITA
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TURISMO CAFONE puntata 3 stagione 2026 6.06.2026
DEFECARE SULLA PORTA DEL RIFUGIO LONTANO DA OCCHI INDISCRETI
TURISMO CAFONE puntata 2 stagione 2026 4.06.2026
PARCHEGGI GRATUITI, A TAIBON SI PUO’…SEMPRE
TAIBON – Non bastavano i parcheggi occupati per ore da chi lavora nei dintorni. Ora, i pochi posti auto a servizio del cimitero di Taibon sarebbero diventati anche punto d’appoggio per alcuni turisti in bicicletta. Il copione raccontato è sempre lo stesso: arrivano in auto, parcheggiano davanti al cimitero, scaricano le bici, si preparano e partono per il giro. Poi tornano dopo ore, lasciando nel frattempo i posti occupati a chi invece dovrebbe usarli per andare a far visita ai propri cari. Il problema non sarebbe solo il parcheggio. La segnalazione parla anche di comportamenti ben più pesanti: cambi di pannolini lasciati sul posto e, nei casi peggiori, bisogni fisiologici fatti nell’area verde vicina. Tutto questo a pochi metri da un luogo che dovrebbe richiedere silenzio, rispetto e decoro. A colpire è soprattutto il contesto. Non siamo in un piazzale qualunque, ma davanti a un cimitero. Chi arriva lì spesso lo fa per raccogliersi, per portare un fiore, per un momento privato. Trovarsi davanti auto parcheggiate per comodità lavorativa-turistica, rifiuti o situazioni imbarazzanti significa trasformare un luogo di memoria in un’area di servizio improvvisata. La parola che esce spontane: “vergognatevi”. Non contro chi va in bicicletta, non contro il turismo, non contro chi frequenta la valle con rispetto. Ma contro chi usa spazi pubblici e luoghi sensibili senza il minimo senso civico.
TURISMO CAFONE puntata 1 stagione 2026 1.06.2026
CHI AMA LA MONTAGNA…NON LASCIA TRACCIA DEL SUO PASSAGGIO
Lo sfogo dei gestori sui social dopo l’ennesimo episodio di maleducazione in quota: “Se le lasciate piene siamo più felici” La foto del Coldai diventa così un promemoria semplice: la montagna non ha bisogno di prediche, ha bisogno di rispetto. E il rispetto, spesso, comincia da un gesto banale: non lasciare traccia del proprio passaggio.
Non servono grandi discorsi per capire la differenza tra turismo e turismo cafone. A volte basta una foto. Quella pubblicata sulla pagina Facebook del Rifugio Coldai racconta più di tante parole: bottiglie vuote, lattine, cartoni, sacchetti e rifiuti abbandonati all’ingresso, come se la montagna fosse una pattumiera a cielo aperto e il rifugio un servizio di raccolta gratuito per chi passa, consuma e se ne va.
Il commento dei gestori è amaro, ironico e diretto: “Grazie mille del pensiero… la prossima volta, però, se le lasciate piene siamo più felici”. Poi la frase che fotografa perfettamente il senso dello sfogo: “La cosa che tollero meno al mondo, anche meno dell’ignoranza, è la maleducazione. Perché se avere il cervello piccolo è una disgrazia, essere cafoni è una scelta”.
Parole dure, ma difficili da contestare davanti a un’immagine del genere. Perché chi sale in montagna dovrebbe sapere che ogni cosa portata nello zaino deve tornare a valle nello stesso zaino. Vale per una bottiglia, per una lattina, per un fazzoletto, per un sacchetto. Vale ancora di più nei luoghi fragili e frequentati come quelli attorno al Coldai, dove la bellezza è un patrimonio di tutti ma la cura non può essere lasciata solo a chi lavora nei rifugi.
Il punto non è soltanto il rifiuto lasciato a terra. Il punto è l’atteggiamento. È l’idea che qualcuno debba pulire al posto nostro. È la pretesa di vivere la montagna senza rispettarla. È quella leggerezza arrogante di chi confonde libertà con inciviltà.
I rifugi non sono discariche, non sono retrobotteghe del turismo mordi e fuggi, non sono il luogo dove scaricare ciò che dà fastidio riportare a casa. Sono presidi di accoglienza, lavoro, sicurezza e cultura alpina. E chi li frequenta dovrebbe arrivarci con gratitudine, non lasciando dietro di sé il biglietto da visita della maleducazione.
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