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REDAZIONE La Corte costituzionale ha dichiarato in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Torino sulle nuove norme riguardanti la cittadinanza italiana. Al centro del giudizio l’articolo 1 del decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025, che introduce limiti alla trasmissione automatica della cittadinanza per discendenza. Per anni lo iure sanguinis ha consentito a discendenti anche molto lontani di italiani di ottenere il passaporto nazionale semplicemente dimostrando l’esistenza di un antenato, spesso senza alcun legame reale con il Paese. La nuova normativa stabilisce invece che chi nasce all’estero e possiede già un’altra cittadinanza non è considerato automaticamente cittadino italiano, salvo dimostrare un rapporto concreto con l’Italia. La legge prevede inoltre alcune condizioni precise: aver presentato domanda di riconoscimento entro il 27 marzo 2025 oppure dimostrare che un genitore o un nonno possedesse esclusivamente la cittadinanza italiana. In alternativa, vale la residenza in Italia di almeno due anni di un genitore prima della nascita o dell’adozione. Secondo la Consulta, la distinzione basata sulla data di presentazione della domanda non è arbitraria ma risponde a una scelta politica legittima di rafforzare il legame reale con la comunità nazionale.
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