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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
L’abbattimento dei tigli previsto per la riqualificazione di via Feltre, a Belluno, è stato esplicitamente motivato soprattutto dai danni ai marciapiedi provocati dalle radici degli alberi, messi a dimora al margine tra il percorso pedonale e quello stradale. Si può osservare, in merito, che il sollevamento del manto d’asfalto di copertura non si riscontra sul piano stradale, mentre è evidente lungo tutto il tratto dei marciapiedi, fatta eccezione per alcune decine di metri tra il bar Casinet e la sede amministrativa dell’ULSS. Ciò dimostra che i danni non sono irreparabili, trattandosi di semplice manutenzione ordinaria, eseguita con regolarità soltanto sulla carreggiata. L’ultimo intervento sui marciapiedi risale infatti addirittura agli anni Novanta del secolo scorso, fatta eccezione per il breve tratto citato, come dimostrano le immagini. Recentemente i cittadini, attraverso una raccolta di 500 firme, hanno denunciato i disagi e i seri problemi per la sicurezza dei pedoni, chiedendo di porvi rimedio, ma senza invocare l’abbattimento dei filari di tigli. Ciò anche nella consapevolezza delle conseguenze derivanti dall’insolazione estiva che, considerato l’orientamento est-ovest di via Feltre, può essere mitigata dall’ombra degli alberi, ma non sostituita dagli edifici posti lateralmente, contrariamente a quanto sostenuto da chi ha approvato il progetto di riqualificazione. L’abbattimento dei tigli evidenzia una malcelata visione della mobilità urbana che privilegia gli stalli per le auto e propone una pista ciclopedonale insicura, sia per le dimensioni sia per la promiscuità tra biciclette e pedoni, in contrasto con il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) adottato dall’Amministrazione comunale.
Anacleto Boranga
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