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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Scrivo con il cuore ancora pesante per la perdita di mia madre, avvenuta giovedì scorso, ma anche con profonda amarezza per il trattamento ricevuto dal Comune di Ponte nelle Alpi durante l’organizzazione delle esequie. Siamo stati obbligati a celebrare il funerale sabato mattina alle 09:30. La motivazione? Non una nostra scelta, né una sovrapposizione di cerimonie, ma una necessità tecnica: gli addetti comunali incaricati dell’inumazione dovevano “rientrare il prima possibile”. Mi chiedo, e chiedo pubblicamente all’Amministrazione: è accettabile che un momento di dolore così intimo e sacro debba essere cronometrato sulla base dei turni o della fretta del personale? Quanti funerali può gestire davvero il Comune il sabato? E perché, in un territorio che dovrebbe mettere il cittadino al centro, non è possibile prevedere una flessibilità che rispetti la dignità del lutto, magari permettendo esequie anche nel pomeriggio? Un servizio pubblico essenziale come quello cimiteriale non dovrebbe funzionare con la logica di una catena di montaggio che deve “chiudere presto”. Obbligare una famiglia a correre per seppellire i propri cari perché il personale deve rientrare è, a mio avviso, una mancanza di rispetto inaccettabile verso chi soffre e verso la memoria di chi non c’è più. Spero che questa mia denuncia serva a far riflettere chi di dovere, affinché a Ponte nelle Alpi la burocrazia e gli orari di ufficio non abbiano più la precedenza sul rispetto dovuto ai defunti e alle loro famiglie.
Lettera Firmata
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