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È arrabbiato Ezio, pensionato e proprietario di tre appartamenti, che attraverso Dillo a Radiopiù denuncia le difficoltà legate alle nuove imposizioni sugli affitti brevi. Norme che, a suo dire, rischiano di rendere impossibile continuare questa attività, soprattutto nei piccoli comuni di montagna. «Con le nuove regole – spiega – mi obbligano ad aprire la partita IVA. Una cosa che non farò: l’ho già avuta per una vita intera, fino alla pensione». Una scelta netta, che però rischia di tradursi nell’uscita dal mercato degli affitti turistici. Secondo Ezio, il problema sta nell’applicare regole uguali a realtà profondamente diverse. «Affittare un appartamento a San Tomaso Agordino non è come affittarlo in pieno centro a Venezia o Firenze. Là si lavora tutto l’anno, qui invece parliamo di una trentina forse quaranta giorni d’estate e altrettanti d’inverno». A questo si aggiungono prezzi mediamente più bassi e costi elevati, a partire dal riscaldamento. Per questo Ongaro chiede una deroga specifica per la montagna, che tenga conto della stagionalità e delle peculiarità dei territori dolomitici. Un appello che rivolge anche alla politica regionale: «Chiedo aiuto a Dario Bond, che ci rappresenta a Venezia, perché questa situazione va corretta». Una voce, quella di Ezio Ongaro, che dà spazio a un malessere diffuso tra i piccoli proprietari di montagna, preoccupati di vedere svanire una delle poche opportunità economiche rimaste nei paesi dell’Agordino.
La nuova Legge di Bilancio stringe le regole sugli affitti brevi, soprattutto per chi possiede più immobili. Dal 2026, chi affitta tre o più appartamenti per locazioni brevi viene automaticamente considerato un operatore professionale. Questo significa obbligo di partita IVA, con tutti i costi fiscali, contributivi e burocratici che ne derivano. La cedolare secca resta possibile solo in forma limitata: 21% sul primo immobile 26% sul secondo dal terzo in poi non è più ammessa, se non come attività d’impresa. Il punto critico è che la legge non distingue tra grandi città e piccoli centri di montagna: conta solo il numero degli immobili, non la durata effettiva degli affitti né il reddito prodotto. Per chi affitta solo pochi giorni all’anno, come accade spesso nelle località montane, questo significa dover affrontare obblighi pensati per chi lavora tutto l’anno, rendendo di fatto antieconomico continuare ad affittare. È questa rigidità che ha fatto “venire la pelle d’oca” a molti piccoli proprietari.






