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BELLUNO
A Belluno, ai seggi di via Feltre, a un uomo con disabilità grave è stato inizialmente negato il diritto di voto. Non per legge, ma per pregiudizio. Solo dopo l’intervento dei Carabinieri e un confronto con la Prefettura, Davide, 50 anni, ha potuto votare. Un episodio grave, che va oltre il singolo caso: qui non è mancata la norma, ma il buon senso. È stata messa in discussione la dignità di una persona, davanti a lui, con parole pesanti e inaccettabili. Nel 2026, mentre si parla di inclusione, accade ancora che qualcuno decida chi è “capace” e chi no. La democrazia non si concede: è un diritto. E negarlo, anche solo per pochi minuti, è già una sconfitta.
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FOTO DI REDAZIONE, REALIZZATA CON AI
LA LETTERA INVIATA A RADIO PIU
Quando democrazia e inclusione si scontrano con i pregiudizi: quello che è accaduto domenica ai seggi elettorali di Via Feltre è un episodio che ci ha amareggiato e sconfortato. Davide ha 50 anni, ha dalla nascita una grave disabilità certificata al 100% ma da sempre, quando ci sono appuntamenti elettorali, svolge il suo dovere di cittadino, accompagnato alle urne da noi suoi familiari. Non c’è mai stato alcun problema, almeno fino a ieri quando qualcuno al seggio ha deciso che Davide non poteva votare, viste le sue condizioni: a nulla inizialmente sono valsi i tentativi di spiegazione della situazione, partendo dalla semplice esibizione della tessera elettorale con numerosi timbri, a dimostrazione di come non fosse certo la prima volta per lui al voto. Solo l’annuncio che ci saremmo rivolti ai Carabinieri – e in questo senso vorremmo ringraziare il militare in servizio in quei momenti al seggio per l’intervento e la vicinanza – e un successivo confronto in Prefettura con chi di dovere hanno convinto chi contestava il diritto di voto di Davide a cambiare idea. Possiamo capire le difficoltà nel trovarsi a gestire una situazione nuova e norme complicate, ma quello che abbiamo trovato inaccettabile è stata la mancanza di buon senso e la freddezza con cui è stato detto davanti a lui che Davide non è capace di intendere e volere: Davide ha un’invalidità pesante, certo, ma questo non gli impedisce di capire quello che succede attorno a lui, di avere una sua personalità e soprattutto di gioire e soffrire come tutti. Noi siamo rimasti feriti, amareggiati e arrabbiati per la situazione che si è venuta a creare, possiamo solo immaginare quello che può aver provato Davide nel vedersi negare un pezzo di “normalità”. È già capitato, come è normale, di avere a che fare con persone nuove ai seggi, ma la questione è sempre stata affrontata con buon senso e tranquillità, e risolta nel giro di pochi minuti e una telefonata. Abbiamo anche pensato a – magari – l’introduzione di qualche nuova norma di cui potevamo non essere a conoscenza, teoria però smentita dal fatto che alla fine Davide ha potuto votare senza bisogno di tornare con documenti o dichiarazioni nuove. Siamo nel 2026, si parla ovunque e in continuazione di integrazione, di accessibilità, di pari opportunità: noi queste cose le viviamo sulla nostra pelle tutto i giorni da anni, grazie al lavoro delle centinaia di volontari che aiutano Davide e la nostra famiglia. Dal punto di vista pratico, tutto si è risolto ieri nel migliore dei modi, ma speriamo che la nostra segnalazione serva a far riflettere su linguaggio e comportamenti: non basta smettere di dire “handicappato” e sostituirlo con “disabile” per essere inclusivi, quando poi accadono fatti come questi che con leggerezza e superficialità portano ad etichettare una persona solo per le sue difficoltà. Per fortuna, come ci racconta l’esperienza con gli amici di Davide, c’è chi riesce ad andare oltre le apparenze e a considerare e valorizzare sentimenti, idee, diritti e valori delle persone. A loro va il nostro continuo ringraziamento, ed è grazie a loro che – nonostante fatti come quello di domenica – possiamo continuare a sperare in un futuro migliore e realmente inclusivo.Lettera firmata
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