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PEDAVENA Tutto è bene quel che finisce bene. Il Dobermann trovato nei giorni scorsi sul Monte Avena, al centro di un acceso dibattito sui social e di un vero e proprio “caso mediatico”, è finalmente tornato scodinzolante presso la sua famiglia. I proprietari, grazie al microchip di cui l’animale era dotato, sono stati rintracciati e hanno potuto riportare a casa il cucciolone, mettendo fine a timori e polemiche: il cane non era stato abbandonato, ma si era semplicemente smarrito. Una notizia che ribalta e completa il racconto dei giorni scorsi, quando la fotografia dell’animale sconsolato e visibilmente rattristato, solo tra neve e boschi, condivisa online, aveva acceso l’ipotesi di un abbandono e sollevato un’ondata di indignazione e preoccupazione, seppur in mancanza di ipotesi a favore, come sottolineato dal Dott. Gianluca Obaldi dell’Ulss 1 Dolomiti, che aveva catturato il cane. Un allarme rivelatosi infondato, ma che ha comunque attivato una macchina di solidarietà e di interventi rapidi da parte dei cittadini e delle autorità competenti. Determinanti, in questo lieto fine, sono state proprio le segnalazioni, le condivisioni e l’attenzione diffusa che hanno permesso di ricostruire i passaggi e arrivare all’identificazione dei padroni. “Un ringraziamento va a tutti coloro che si sono attivati, dimostrando sensibilità e senso civico, così come a chi, colpito dalla storia, si era fatto avanti offrendo disponibilità per un’eventuale adozione. Un plauso particolare va al personale del Canile Sanitario di Belluno, che ha accolto e seguito il cane con professionalità e grande umanità, e agli operatori coinvolti nel recupero e nella gestione della situazione, confermandosi preparati e disponibili.” si legge in un post anonimo su Facebook, che rendiconta la felice notizia alle persone che nei giorni scorsi si erano preoccupate. La vicenda si chiude dunque con un finale positivo e lascia spazio a una riflessione già emersa nei giorni scorsi: i social network hanno una potenza enorme nel diffondere informazioni e mobilitare le persone, ma possono anche amplificare ipotesi e emozioni prima che i fatti siano chiariti. In questo caso, la realtà era molto più semplice di quanto apparso inizialmente. Il Dobermann è ora di nuovo a casa, e quella che sembrava una storia “strappalacrime” si trasforma in un esempio di come collaborazione, attenzione e buon senso possano portare a un esito felice. Un falso allarme, sì, ma anche una piccola storia a lieto fine.
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