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Il bilancio della neve al suolo nelle Dolomiti e nelle Prealpi venete, aggiornato al 14 febbraio 2026, restituisce l’immagine di una stagione complessivamente povera di accumuli, soprattutto se confrontata con le medie storiche. I dati sono contenuti nel report ufficiale ARPAV – Centro Valanghe di Arabba, che mette a confronto la sommatoria della neve fresca caduta dal 1° ottobre al 31 gennaio nei principali siti di monitoraggio della montagna veneta
I grafici mostrano come l’inverno 2025-2026 si collochi sotto la media in quasi tutte le località, con valori che in diversi casi risultano nettamente inferiori rispetto agli anni più nevosi del periodo 2009–2024. Le stazioni di Arabba, Campomolon, Col dei Baldi, Monte Avena e Alpe Lusia, pur con differenze legate a quota ed esposizione, evidenziano un deficit di neve che conferma una tendenza già osservata in altre stagioni recenti.
Particolarmente significativo il confronto con gli anni di riferimento più abbondanti (2013, 2014, 2021), quando le sommatorie superavano ampiamente i 400–500 cm in diverse località. Nell’attuale stagione, invece, i valori si attestano spesso attorno o sotto i 150–200 cm, con alcune stazioni che mostrano accumuli prossimi ai minimi storici.
Il quadro che emerge rafforza una considerazione ormai ricorrente: gli inverni sulle Dolomiti stanno diventando sempre più irregolari, con lunghi periodi secchi alternati a episodi nevosi intensi ma brevi. Una variabilità che rende più complessa sia la previsione nivologica sia la pianificazione delle attività in montagna.
In attesa degli ultimi mesi della stagione, il dato di metà febbraio racconta dunque un inverno avaro di neve, che si inserisce in una tendenza climatica di lungo periodo sempre più evidente anche sulle montagne venete.
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