**
TAIBON c’è un limite che non dovrebbe mai essere superato. Eppure, ancora una volta, qualcuno ha deciso di oltrepassarlo. Il parcheggio del cimitero — un luogo che dovrebbe essere sinonimo di silenzio, rispetto e memoria — è diventato, negli ultimi giorni, un comodo punto di sosta per chi deve raggiungere il lavoro. Non un caso isolato, ma un’abitudine che si ripete. E che, soprattutto, continua nonostante le polemiche. Tre giorni fa la situazione era evidente: auto ovunque, spazi occupati senza criterio, con il rischio concreto di creare disagi anche durante i funerali. Un’immagine che non ha bisogno di commenti. Stamattina, invece, qualcosa è cambiato. Tra i lavoratori del turno mattutino di Luxottica sembra aver prevalso il buon senso: meno auto, maggiore attenzione, un segnale importante. Ma non basta. Perché mentre qualcuno ha capito, altri continuano a fare finta di niente. Chi lavora nel pomeriggio sembra aver scelto la strada più facile: parcheggiare lì, per comodità, per guadagnare qualche minuto e raggiungere la navetta gratuita. Poco importa se si tratta di un luogo sacro. Poco importa se, in caso di funerale, quelle auto diventano un ostacolo indegno, costringendo persino il carro funebre a manovre assurde. Questo non è solo un problema di parcheggi. È un problema di educazione, rispetto e senso civico. Perché il cimitero non è un parcheggio qualsiasi. È un luogo che appartiene a tutti, ma che richiede da tutti un comportamento adeguato. E allora la domanda è inevitabile: serve davvero arrivare alle sanzioni per ottenere ciò che dovrebbe essere naturale? Il Comune, a questo punto, è chiamato a intervenire. Disco orario, controlli, rimozione forzata: strumenti che nessuno vorrebbe vedere applicati, ma che diventano necessari quando il buon senso viene meno. Perché se il rispetto non nasce spontaneamente, allora — purtroppo — dovrà essere imposto. E fa riflettere che, nel 2026, ci sia ancora bisogno di multe per ricordare una cosa così semplice: davanti a certi luoghi, prima della comodità viene il rispetto.
DOVE E’ FINITO IL RISPETTO PER I DEFUNTI E LE LORO FAMIGLIE NEL GIORNO DELL’ADDIO?
di mirko mezzacasa
SITUAZIONE FUORI CONTROLLO
TAIBON Il parcheggio del cimitero di Taibon è ormai “sold out”. Non da ieri, ma da settimane. E il motivo è sotto gli occhi di tutti. I lavoratori Luxottica hanno trovato la scorciatoia dopo essere stati sfrattati da un parcheggio privato usato abusivamente per almeno 9 ore al giorno e per mesi: parcheggiano lì, fanno pochi metri a piedi e raggiungono la fermata dell’autobus a Nogarola. Risultato? Arrivano prima in fabbrica evitando il traffico e la ricerca di parcheggio. Una soluzione comoda per loro. Un problema per tutti gli altri.
Perché il punto è proprio questo: non va bene. Non stiamo parlando di un parcheggio qualsiasi, ma di uno spazio destinato a chi si reca al cimitero. A famiglie, a persone anziane, a chi accompagna i propri cari nell’ultimo saluto. E invece oggi si trovano davanti un’area saturata, occupata da auto che nulla hanno a che fare con quel luogo. E non basta. Da giorni si segnala anche la presenza di camper parcheggiati stabilmente, senza controlli, senza interventi, senza regole. Una situazione che dà il senso di totale abbandono. Il Comune si è già attivato, ipotizza possibili soluzioni: disco orario, rimozione forzata. Ma la domanda è inevitabile: chi controllerà? Da mesi manca un vigile urbano. Senza controlli, ogni ordinanza rischia di restare solo sulla carta. Intanto i disagi aumentano. Le proteste sono arrivate anche a RADIO PIÙ. Famiglie che raccontano scene inaccettabili: parcheggi pieni, difficoltà ad accedere, persino il carro funebre costretto a manovre complicate per riuscire a svolgere il proprio lavoro. Una questione di rispetto, prima ancora che di viabilità. Perché un cimitero non può diventare un parcheggio di comodo. E una comunità non può accettare che il diritto al lavoro di qualcuno si trasformi in un disagio per tutti gli altri, soprattutto in un luogo che dovrebbe restare silenzioso, dignitoso e accessibile. Serve una soluzione. Subito. Siamo certi che sindaco, assessori e consiglieri comunali sono sul pezzo e risolveranno a breve questa assurda situazione. Anche il Comune di Agordo a suo tempo ha conosciuto il problema risolto dopo le solite e continue richieste della popolazione, scocciata dall’usanza dei lavoratori Luxottica di occupare tutti gli stalli bianchi della città, cimitero compreso. Il disco orario e i controlli con sanzioni ad Agordo hanno risolto alla radice il problema, esempio da imitare.
Sia chiaro: nessuno mette in discussione il valore di Luxottica. Il territorio le deve molto, a partire dai posti di lavoro e dall’indotto che tiene viva l’intera vallata. Ma proprio per questo, oggi serve un passo in più. Non possono esistere due comunità parallele: da una parte chi lavora e deve giustamente raggiungere la fabbrica, dall’altra chi vive il territorio e si trova a subirne le conseguenze. Il diritto al lavoro non può trasformarsi in disagio quotidiano per gli altri, tantomeno in un luogo delicato come un cimitero. Serve responsabilità condivisa. Serve che anche Luxottica, insieme alle istituzioni, contribuisca a trovare soluzioni concrete, evitando scorciatoie che ricadono sulla collettività. Perché una comunità vera funziona solo quando nessuno pesa sugli altri.
___










