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Dopo essere stati completamente dimenticati dalla fiaccola Olimpica, l’organizzazione ha preferito l’Alpago all’Agordino, Zoldano e quindi discesa verso Longarone, era troppo semplice da pensare e mettere in pratica. Ma ora c’e’ di peggio. C’è Venezia. C’è Treviso. C’è Conegliano. C’è Padova. C’è Belluno. C’è Longarone. C’è il Cadore. C’è la Val Pusteria.
E l’Agordino?
Nel lungo elenco di territori consigliati per dormire in vista delle gare, il grande assente è proprio lui. Come se non esistesse. Come se non fosse una direttrice naturale. Come se non fosse un collegamento strategico. Eppure l’Agordino è uno dei percorsi più rapidi verso la Val di Fiemme e la Val di Fassa. È un asse viario fondamentale tra Veneto e Trentino ad Agordo in tangenziale hanno messo pure un cartello per la Val di Fiemme. . È una porta di accesso logica, concreta, utilizzata ogni giorno da lavoratori, turisti, sportivi. Non stiamo parlando di una frazione dimenticata. Stiamo parlando di un intero territorio. Possibile che quando si costruiscono mappe, piani, suggerimenti per l’ospitalità, l’Agordino sparisca sistematicamente? Possibile che non venga nemmeno citato tra le alternative? Non è una questione di campanile. È una questione di rispetto territoriale.
È una questione di visione strategica. Se si vuole parlare di sistema montagna, lo si faccia fino in fondo. Se si vuole ragionare in ottica olimpica, turistica, infrastrutturale, non si possono ignorare collegamenti fondamentali solo perché non rientrano nelle direttrici più “comode” da raccontare. L’Agordino non chiede favori. Chiede di non essere invisibile. Perché continuare a ignorarlo non è una svista. È una scelta. E le scelte, prima o poi, si spiegano

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