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VENEZIA Se c’è uno strumento capace di riportare risorse preziose in un welfare sempre più in affanno, è la lotta all’evasione fiscale. Anche in Veneto, regione considerata tra le più virtuose, il mancato gettito legato al sommerso sfiora gli 8 miliardi di euro. Eppure, proprio mentre sanità e assistenza territoriale affrontano crescenti difficoltà, i Comuni sembrano ignorare un’opportunità concreta. Il riferimento è al decreto legge 203 del 2005, che consente agli Enti locali di partecipare all’accertamento fiscale segnalando irregolarità – dalle attività in nero alle dichiarazioni dei redditi false – trattenendo il 50% delle somme recuperate. Secondo i dati del Ministero dell’Interno elaborati dallo Spi Cgil del Veneto, nel 2024 solo 26 Comuni veneti (il 4,7% del totale) hanno individuato irregolarità, contro i 31 dell’anno precedente. Il risultato è modesto: poco più di 111 mila euro recuperati complessivamente, pari a una media di due centesimi per residente, con un calo del 27% rispetto al 2023. Numeri lontanissimi dal 2018, anno record con oltre un milione di euro emersi. A livello provinciale spicca Verona con oltre 62 mila euro, seguita da Vicenza e Venezia. Quasi irrilevanti, invece, i dati di Padova e Treviso. Dallo Spi Cgil regionale l’appello ai sindaci: utilizzare questo strumento per rafforzare i servizi destinati alle fasce più fragili, alleggerendo il peso fiscale oggi sostenuto soprattutto da pensionati e lavoratori dipendenti.
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