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DI ALESSIA DALL’O’
CESIOMAGGIORE Dalla stalla di famiglia ai filari di vite, senza mai perdere il legame con la terra. È il percorso di Francesca De Bortoli, giovane imprenditrice agricola cesiolina, che questa estate presenta ufficialmente la sua prima avventura vitivinicola con due etichette che raccontano la sua personalità e la sua idea di agricoltura del futuro.
DUE ETICHETTE NATURALI
Si chiamano “Ciacola” e ‘Ombra Lenta” i primi vini firmati da De Bortoli e curati dall’enologo Emanuele Serafini, nati nel vigneto in località Foen e prodotti esclusivamente con varietà PIWI, ovvero vitigni resistenti alle principali malattie fungine, che ormai da diversi anni hanno una vera e propria diffusione come viticoltura sostenibile nel bellunese. Una scelta precisa, che guarda alla sostenibilità e alla possibilità di coltivare riducendo sensibilmente il ricorso ai trattamenti fitosanitari, rispettando maggiormente l’ambiente e il territorio, risparmiando inoltre abbondante acqua. Due vini diversi, ma accomunati dalla stessa filosofia. “Ciacola” è uno spumante rosé ottenuto da uve Cabernet Cortis, mentre “L’Ombra Lenta” è un bianco fermo prodotto da Souvigner Gris. Due interpretazioni che portano nel bicchiere una nuova idea di viticoltura bellunese, capace di coniugare innovazione, qualità e attenzione alle nuove generazioni di consumatori.
LA VOGLIA DI CAMBIARE ED ESPLORARE NUOVI ORIZZONTI
«Sono grata a mamma Nadia e a papà Germano per avermi cresciuta nel cuore di un’azienda agricola di allevamento, di avermi trasmesso questa grande passione per il territorio e per sostenermi anche ora che sto prendendo una strada più autonoma – racconta Francesca – La viticoltura è sicuramente una novità per me, ma lo è anche per loro. È un mondo nuovo che abbiamo iniziato a conoscere e affrontare con entusiasmo, standoci accanto. Un’etichetta, quella di ombra lenta è dedicata anche a loro, che sono sullo sfondo dietro di me, perchè è la prima volta che mi lasciano andare avanti a loro, ma rimangono sempre a sostenermi». Una scelta imprenditoriale che nasce dal desiderio di costruire qualcosa di personale, pur partendo dalle solide radici dell’azienda agricola di famiglia. «Ho voluto che queste due etichette mi assomigliassero. Ho scelto il nome Ciacola perché sono una persona chiacchierona, mentre L’Ombra Lenta nasce dall’idea di un vino da sorseggiare con calma, magari durante un aperitivo, prendendosi il tempo per stare insieme». La scelta del rosé per il Cabernet Cortis è stata tutt’altro che casuale. «Avrei potuto proporre un rosso importante, che probabilmente avrebbe avuto un suo spazio sul mercato, ma ho preferito trasformarlo in un rosé. Non solo perché mi sento giovane e il vino rosso mi sembrava più impegnativo, ma soprattutto perché credo che oggi ai giovani piaccia molto la bollicina rosé. Con l’enologo Emanuele Serafini abbiamo lavorato in grande sintonia per arrivare a queste due bottiglie». Anche l’immagine racconta la mano della produttrice. Le etichette sono colorate, immediate e personali: «Mi rappresentano perché ci sono io, con i miei ricci e i miei iconici occhiali. Anche il logo richiama la mia identità. Volevo che chi vede una bottiglia potesse capire subito che dietro c’è una persona, una storia e un percorso».
AGRICOLTURA UGUALE INNOVAZIONE
Il debutto nel mondo del vino arriva dopo un cammino di studio e ricerca che aveva già portato Francesca De Bortoli sotto i riflettori nazionali. Nell’ottobre 2025 la giovane imprenditrice era stata infatti premiata a Mantova con il Premio Giampaolo Tosoni, riconoscimento dedicato all’agricoltura innovativa nei suoi aspetti tecnici, ambientali e gestionali. Laureata in Economia e Commercio e successivamente in Diritto per l’Innovazione delle Imprese, De Bortoli aveva conquistato la giuria grazie alla sua tesi dedicata all’applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore agricolo italiano. Un lavoro nato dall’incontro tra due mondi apparentemente lontani, tecnologia e agricoltura, ma che secondo Francesca possono diventare complementari: l’innovazione come strumento per aiutare il lavoro dell’agricoltore, senza sostituirne esperienza e competenza. Oggi quella stessa visione si concretizza nel vigneto di Foen: una produzione giovane, sostenibile e innovativa, ma profondamente legata alle origini. Un ulteriore tassello di un progetto più ampio che guarda alla valorizzazione delle eccellenze agricole locali. Ora per Francesca inizia la fase della promozione. «Ho tanti progetti per il futuro. Sicuramente parteciperò a mercatini ed eventi per far conoscere i miei vini e raccontare il percorso che c’è dietro queste bottiglie. Ho voluto invitare le persone a me care e che sono nel mondo dell’agricoltura giovanile ad una presentazione dei vini e sono felice dei feedback che ho riscosso. Credo che fare rete sia importante. Mi piacerebbe far capire che un prodotto agricolo non è soltanto quello che troviamo nel bicchiere, ma è fatto di persone, lavoro, sacrifici e porta l’impronta del territorio». Una passione che si intreccia anche con il mondo dell’enogastronomia. Francesca è infatti assaggiatrice ONAF e sta frequentando un corso da sommelier: «Mi piacerebbe lavorare anche sugli abbinamenti tra formaggi e vini, perché credo che questi prodotti possano raccontare insieme la storia e la cultura delle nostre montagne».
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