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DI ALESSIA DALL’O’
BELLUNO Una montagna che non si limita a sopravvivere, ma che vuole tornare ad attrarre persone, competenze e investimenti. È questa la sfida emersa dal secondo appuntamento di Future4Mountains, ospitato ieri sera a Palazzo Crepadona nell’ambito del percorso promosso da Future4Cities in collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti. L’incontro, dal titolo “Belluno, la montagna che cambia. Nuove idee per lavoro, sviluppo, infrastrutture”, ha riunito economisti, demografi, imprenditori e amministratori per riflettere sul futuro delle terre alte, partendo dai dati e arrivando alle possibili strategie. Ad aprire i lavori è stato Andrea Ferrazzi, direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti, che ha ricordato come Belluno rappresenti oggi un laboratorio ideale per costruire nuove politiche dedicate ai territori montani. Un percorso, ha spiegato, sviluppato anche grazie al confronto con Roberto Padrin, già presidente della Provincia di Belluno, presente all’incontro e ringraziato per il lavoro svolto negli anni nel promuovere una visione condivisa del territorio. “Queste serate aiutano a fare le domande giuste più che a fornire le risposte. Non esiste una montagna sacra: esiste una montagna che può morire oppure una montagna viva.”
UN TERRITORIO RICCO MA CHE RISCHIA DI NON RINNOVARSI
Il cuore dell’incontro è stata la presentazione in anteprima dello studio realizzato dal professor Giulio Buciuni, economista del Trinity College di Dublino, frutto di uno spin-off universitario sviluppato insieme a ricercatori dell’Università di Parma. Un report di circa sessanta pagine dedicato alle competenze industriali della provincia di Belluno. L’analisi restituisce l’immagine di un territorio dalle solide fondamenta economiche: “Belluno è un territorio piccolo ma industrialmente denso. Ha asset industriali consolidati, ma manca un vero rinnovamento.” Il valore aggiunto prodotto per abitante raggiunge infatti i 42 mila euro, contro una media nazionale di 34,4 mila euro. L’export provinciale, nel 2024, sfiora i 5 miliardi di euro, mentre sul territorio operano quattordici grandi imprese e altrettante start-up innovative. Dietro questi numeri positivi, tuttavia, si nascondono elementi di fragilità. Tra quelli che più hanno colpito il pubblico figura il dato relativo all’AIRE: ogni cento residenti, trentadue risultano iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, una percentuale doppia rispetto alla media italiana. “Da qui la gente continua ad andarsene, nonostante gli indicatori economici siano positivi.” Anche la struttura produttiva presenta alcune criticità. “La base imprenditoriale non è molto diversa da quella italiana, ma qui una piccolissima parte delle imprese occupa la maggioranza dei lavoratori. L’1% delle aziende dà lavoro al 40% degli occupati e poche grandi imprese stanno assumendo un ruolo sistemico sempre più rilevante.” Un dato su tutti fotografa la forte specializzazione dell’economia provinciale: il 75,1% del valore prodotto deriva dalla filiera dell’occhialeria. Il nodo, secondo Buciuni, non è tanto la nascita di nuove imprese quanto la loro qualità. Negli ultimi cinque anni sono nate 1.239 aziende, ma quasi tutte appartengono ai comparti tradizionali e a basso contenuto tecnologico. Soltanto 14 sono start-up innovative. “Non manca la capacità di fare impresa. Manca la creazione di aziende innovative dove personale altamente qualificato possa trovare lavori coerenti con le proprie competenze.”
IL VERO TAVOLO DI LAVORO E’ SULLA DEMOGRAFIA
Alla lettura economica si è affiancata quella del professor Gianpiero Dalla Zuanna, docente di Demografia all’Università di Padova, protagonista della registrazione dal vivo del podcast Città, realizzato da Will Media e Future4Cities e che sarà pubblicato nelle prossime settimane. Il professore ha posto l’accento sugli effetti dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro. “In Italia – ha spiegato – le persone che escono dal lavoro sono per metà diplomate e per metà con la sola licenza media, mentre chi entra oggi è nella quasi totalità almeno diplomato e sempre più spesso laureato.” Nel Bellunese il ricambio generazionale è ancora più critico ed ogni cento persone che iniziano a lavorare, centottanta escono dal mercato del lavoro. Parallelamente cresce il livello di istruzione: tra gli over 70 soltanto il 13% è laureato, mentre tra i giovani tra i 25 e i 29 anni la quota sale al 36%. Per Dalla Zuanna questi dati impongono un cambio di paradigma nelle politiche territoriali: “Bisogna rendere la montagna attrattiva, contrastare i fallimenti del mercato, come fanno Alto Adige e Paesi scandinavi, investendo nei trasporti e nei servizi.” Ma il richiamo più forte è stato rivolto alle amministrazioni locali: “Basta campanilismi. Non si può più amministrare come un secolo fa. Cosa può fare un sindaco con quattro dipendenti comunali? Abbiamo visto di recente cosa è successo a Cibiana. Non dico che la soluzione sia fondere i Comuni, ma almeno consorziarsi, fondere i servizi per rafforzarsi.”
IMMGIGRAZIONE E SMART WORKING, DUE OPPORTUNITA’
Il demografo ha affrontato anche il tema dell’immigrazione, definendola una componente indispensabile per il futuro del sistema economico. Secondo i dati illustrati, gli immigrati che si trasferiscono in provincia sono circa 1.400, mentre gli emigrati sono circa 600: “È un fenomeno positivo. Ci serviranno sempre di più persone provenienti dall’estero per sostenere il nostro sistema economico.” Ha inoltre ricordato come lo sviluppo dell’occupazione qualificata generi nuova domanda di lavoro nei servizi: “Per ogni lavoratore altamente qualificato si creano circa tre occupazioni nei servizi alla persona, unskilled. Se l’intelligenza artificiale sostituirà alcuni impieghi, difficilmente sostituirà quelli manuali.”
Guardando ai prossimi vent’anni, Dalla Zuanna ha insistito sulla necessità di costruire una nuova narrazione della montagna: “Se non riusciremo a trasmettere l’idea che vivere in montagna rappresenta un vantaggio competitivo, continueremo a perdere giovani famiglie.” Tra le leve indicate figurano il contrasto ai fallimenti di mercato, politiche di attrazione dei talenti e una diffusione più ampia dello smart working.”Il controllo del lavoro va fatto sugli obiettivi, non sul luogo in cui una persona lavora. Lo smart working ha anche effetti sulla natalità: le famiglie che lo praticano tendono ad avere un figlio in più. belluno ha dei bassi tassi di natalità e fecondità. pensiamoci” Infine l’appello rivolto sia agli imprenditori sia agli amministratori. “Le persone torneranno a vivere in montagna solo se potranno utilizzare qui le proprie competenze. Servono imprese innovative. Luxottica è una grande risorsa, ma rappresenta anche una monocoltura. La storia della Fiat insegna che non si possono mettere tutte le uova nello stesso paniere. E serve un turismo che sia sostenibile non solo per il visitatore, ma anche per chi ci lavora. Mettiamoci insieme: i campanili, da soli, non funzionano più.”
L’incontro si è concluso con i tavoli di lavoro partecipativi previsti dal format di Future4Mountains, nei quali cittadini, professionisti e rappresentanti del territorio hanno trasformato dati, criticità e riflessioni emerse durante la serata in prime proposte operative per immaginare il futuro della montagna bellunese.
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