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Ciao Graziano.
Ieri, tra le lacrime per Lucia – perché sì, ci ha fatto piangere tutti – ce n’erano anche per te, Dottore. E l’altro giorno, mentre piangevamo per Giovanni Franzoni, figlio di questa terra che sentiamo nostra e diciamo tale con l’orgoglio silenzioso dei montanari, anche lì il pensiero è tornato a te. Perché alcune emozioni non stanno mai da sole: si richiamano, si tengono per mano. Seguendo lo sport che amavi, Elia Barp continua a farci emozionare. E ad ogni colpo di racchetta, a ogni gesto di fatica e talento, sembra ancora di sentire il tuo urlo di incitamento, quello che non chiedeva nulla in cambio se non crederci fino in fondo. La storia non deve dimenticare Graziano Pollazzon. Non deve dimenticare quanta energia abbia speso per la crescita culturale del mondo sportivo, né quanto tempo abbia dedicato, senza risparmio, alla nascita e allo sviluppo dello Ski College. Come ricordò Dalla Palma, gli inizi non furono semplici: servì un cambio di mentalità per capire che lo Ski College non faceva crescere solo i ragazzi, ma un intero territorio. Un territorio che oggi è chiamato a una maggiore consapevolezza, come ha sottolineato Michele Costa: «Abbiamo in mano una Ferrari ma la usiamo come fosse un’utilitaria». Perché il futuro degli sport della neve passa da qui, dalla valorizzazione di strutture che – come ha detto Fulvio Scola – sono fondamentali per non perdere talenti lontani dai grandi centri. E ai ragazzi Graziano avrebbe sorriso, ascoltando l’invito di Magda Genuin: «Credeteci. Lo sport è un valore aggiunto nella vita». Così come avrebbe guardato lontano, pensando ai grandi eventi e alle professionalità che lasciano, tema ricordato da Alberto Ghezze. Oggi lo Ski College è una realtà viva, che cresce, si apre a nuove discipline, grazie anche all’impegno di chi continua a crederci, come Luca Marchetto. Del resto Graziano aveva la faccia dell’Agordino. Di Taibon, per la precisione, dove l’amore lo aveva portato. Grazie, Graziano. Per aver visto prima. Per aver creduto davvero. E per averci lasciato un’idea che continua a camminare con le proprie gambe.
Mirko Mezzacasa
foto: proprio quando avevo perso le speranza di trovare una foto, perche’ nei primi vent’anno della Radio non c’erano i computer, ma musicassette e foto cartacee che finivano spesso nel cestino, purtroppo, ma eravamo ragazzi. Proprio quando avevo perso le speranza trovo la foto dell’amico Giovanni Crema, con didascalia importante. Grazie Giovanni
FEBBRAIO 1992.
Alle XVI Olimpiadi Invernali di Albertville, sono presente insieme al collega Floriano Prà, in rappresentanza della Regione del Veneto, e al dottor Graziano Pollazzon, per la FISI. Saremo testimoni di un momento che resterà nella storia dello sport italiano: la conquista della medaglia d’argento nella 50 chilometri di sci di fondo da parte di “Grillo” Maurilio De Zolt. Un giorno che profumava di fatica, orgoglio e grande sport. Un giorno che, ancora oggi, continua a parlare.
Giovanni Crema

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