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ANIME DI MONTAGNA
AUDIO
Vi cerco mentre osservo le montagne e vivo lo scorrere perpetuo delle stagioni. Vi trovo nei profili delle cime, nel canto sommesso del Rù da Ghisel che scende lungo l’ombroso e verticale canalone del Pelsa. Nella neve che cade leggera imbiancando il tetto del tabià. Il vento che muove i rami spogli dei larici addormentati porta con sé le vostre voci serene e stanche. Lo scricchiolare improvviso di una trave ricorda i vostri passi affaticati e sghembi. I canaloni severi che solcano i fianchi della grande montagna rammentano i vostri visi segnati dagli anni e dagli inverni. Qui, dove il silenzio è forte, tutto parla di voi. Qui, dove c’era il vostro vivere semplice e faticoso, oggi è presente una quiete che chiama i ricordi. Memorie di attimi felici e tristi, di sorrisi e qualche bestemmia, di malinconie dettate dallo scorrere impietoso di quel tempo che aveva piegato le vostre schiene. Ricordi di legna e di fieno, dela cort de la grasa, del muggire della vacca e del grugnire del maiale. Della ciotola di plastica rosa piena di becchime per le tre galline. Memorie che ritornano nitide quando in silenzio attendo che la sera scenda sulla valle. Un ricordare sereno, privo della nostalgia per un tempo e per degli affetti che inevitabilmente non possono ritornare. Avete vissuto qui dove alla metà di aprile fioriscono i ciliegi, dove si può udire il fragore delle valanghe che annunciano la tardiva primavera di montagna. Qui ci sono le vostre anime che all’imbrunire parlano con voce di vento. Vi vedo ancora come un tempo, indaffarati nei vostri lavori sempre faticosi. Sento il suono ritmato e metallico del martello che all’inizio dell’estate batteva la falce, sento il suono potente e improvviso prodotto dalla mazza che picchiava con forza sui cunei che aprivano legna di larice. Vi cerco, anime di montagna. Perché ho bisogno della vostra semplicità e saggezza, del vostro conoscere a fondo questa terra che è stata la vostra vita. Vi cerco per capire il coraggio che vi è servito per affrontare gli anni bui della guerra, per conoscere quanti sacrifici avete dovuto compiere per garantirvi una vita dignitosa. Vi cerco, e vi trovo in quel paio de scarpe da fer che riposano nel tabià. Mentre le osservo e le prendo in mano, ritornano i prati in pendenza da falciare, le taie da trascinare col zapin sulla neve ghiacciata d’inizio inverno. Vi ritrovo quando afferro la faoz con il manico celeste, quando faccio girare le ruote del caret azzurro, l’ultima innovazione utile per portare a casa il fieno con meno fatica. Vi cerco mentre scende la neve, e vi rivedo tranquilli su ‘n banca de fornel, a vivere il tempo lento dell’inverno. Vi cerco perché nulla di ciò che è stato dev’essere perso, perché ricordi e insegnamenti devono rimanere per sempre vivi. Vi cerco e vi trovo qui, dove gli inverni sono lunghi e i silenzi potenti. Qui, dove le vostre anime vivono la perfetta quiete delle notti di montagna.
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