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SABATO MATTINA A CENCENIGHE
AUDIO
Appoggiato alla ringhiera del ponte di Veronetta osservo lo scorrere perpetuo dell’acqua del Biois. Ascolto il suo canto tranquillo, una melodia lieve d’inizio primavera. La poca acqua scorre sulla destra, salta dall’ultima briglia e poi si lascia andare fino a raggiungere il Cordevole poche centinaia di metri più a valle. È acqua fredda, chiara, acqua d’inverno. Non è ancora il tempo del disgelo che gonfia e fa cantare i torrenti. Lassù le Cime D’Auta sono cariche di neve e lungo la valle soffia un vento teso e freddo. La campana batte uno stanco ritocco della mezza di un’ora di nemmeno metà mattina. La piazza è praticamente deserta di auto in transito e di persone. È fine marzo, tempo di quasi Pasqua e inizio di una primavera che fatica a nascere. La stagione dello sci è agli sgoccioli, la neve sulle piste sta iniziando a lasciarsi andare insieme al vecchio inverno. Ora, per un paio di mesi, queste valli vivranno nuovi silenzi mentre i larici inizieranno il loro rituale risveglio intorno alla metà di aprile. È un sabato di tempo sospeso fra due stagioni, di sole che scavalcherà il Pelsa poco prima delle dieci, di persone che faranno un giro al mercato. Osservo la momentanea poca gente che si sta dirigendo verso il piazzale nel quale si trovano i banchi di vendita. Qualcuno ha tolto giacche e piumini e sfoggia un look primaverile nonostante il vento freddo, altri indossano ancora berretti e sciarpe, come in pieno inverno. Quello di fine marzo è sempre un tempo indeciso, un tempo di boschi ancora brulli, di cieli colorati di un azzurro stinto e di camini che ancora fumano quando il cielo è coperto e soffia il vento freddo che scende dalle cime innevate. Ora il sole si sta facendo vivo fra le nuvole che muovono svelte sopra il Pelsa. I posti auto della piazza sono tutti occupati e inizia il via vai della gente che si reca verso il mercato. Qualcuno si ferma a chiacchierare al margine della piazza, altri invece stanno già facendo ritorno con le borse cariche di merce acquistata. Abbandono il ponte battuto dal vento di inizio primavera e punto anch’io verso il mercato. Passeggiando fra i banchi ci si sente un po’ a casa. Si conoscono i visi e le voci dei venditori, i prodotti esposti in base alla stagione che si sta vivendo. Oggi il parlare che ascolto è tutto in dialetto locale. Non ci sono turisti, ci sono solamente volti quasi tutti conosciuti. Ci si saluta con un ciao, magari ci si ferma per due parole e nel frattempo si butta un occhio sui banchi di vendita. A nord del piazzale il grande banco della frutta e verdura, ad est quello dei polli arrosto con il suo piacevole calore e profumo di carne. Poi formaggi locali, scarpe e vestiti, pentole calzini e di tutto un po’. Ora che sta arrivando la primavera, anche gli attrezzi posizionati sul cassone del camion delle attrezzature agricole, sono cambiati. Non ci sono più le frese da neve, ora è tempo di decespugliatori e motoseghe da comprare o da portare per una buona messa a punto. Anche il mercato segue lo scorrere delle stagioni. Ora il piazzale è pieno di persone. Qualcuno attende in fila il proprio turno, altri dialogano con i venditori. Io mi avvio per compiere il mio consueto giro del paese mentre sfuma la voce allegra del giovane venditore che racconta di padelle anti aderenti e di pantaloni ottimi anche per una gita in montagna. Fra pochi minuti sarò sul ponte di Campo dove le acque del Cordevole e del Biois celebrano il loro infinito matrimonio. Ascolterò il canto d’acqua, guarderò il Pelsa carico di neve pronta a scendere lungo i ripidi canaloni, e poi riprenderò il mio classico giro. Rientrerò quando la campana grande suonerà il mezzogiorno, annunciando la fine di questa mattina d’inizio primavera.
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