LA FRANA DEI PIEGN
AUDIO
Le montagne sono vive, respirano e i millenari silenzi delle rocce sanno parlare alle anime che li sanno ascoltare. Poi le montagne a volte si svegliano e la loro voce diventa reale, e talvolta le date coincidono in modo quasi inquietante. Accadde nella sera del 4 novembre di qualche anno fa, proprio il giorno dell’anniversario della grande alluvione del ’66. A quel tempo, la frana dei Piegn all’ingresso nord di Cencenighe lato Valle del Biois, aveva deciso di celebrare il triste anniversario a modo suo. Già durante la giornata, quando ancora non ero arrivato in paese, erano scesi dei massi, poi, a tarda sera, un gran fragore di roccia nel buio. La campana aveva battuto la mezza delle ventitré quando avevo parcheggiato sotto casa. Era una sera di profondo autunno, con il cielo limpido e lo scintillare della brina sul porfido del sagrato. C’era il gran silenzio delle sere di novembre e nessuna auto in giro. Mentre chiudevo la macchina pensavo al riavviare il fuoco nella stufa, ad una cesta di legna da riempire e alle braci che avrei trovato. La cesta di vimini era nella legnaia. Mentre la stavo riempiendo con legna di abete e faggio, un gran baccano mi fece riemergere improvvisamente dai miei pensieri. Avevo mollato subito la cesta e per qualche secondo c’era stata pure un po’ di paura. Qualche attimo per capire da dove proveniva quello sbattere potente di sassi e poi l’agguantare la torcia che tengo in auto e l’attraversare rapidamente la strada. Dopo qualche istante il fascio di luce illuminava il ripido versante lungo il quale stavano rotolando massi di grossa dimensione. Alcuni sbattevano contro quelli che si erano precedentemente fermati alla base della frana, producendo uno schiocco violento e una nuvola di polvere di roccia. Altri invece finivano direttamente nel Biois. Un tonfo sordo e schizzi d’acqua gelida che si alzavano fin quasi a raggiungere la strada e poi il rumore del muovere della terra che, smossa dai sassi, scendeva lentamente lungo il canale franoso. Alcuni minuti di fragore a rompere il silenzio di quella fredda sera d’autunno, rotolare di massi che si staccavano in alto, da uno sperone di roccia fratturata. Lo sbattere potente che in quel buio di una sera senza Luna, inquietava. In quegli attimi la montagna parlava, sembrava voler ricordare quel giorno nefasto durante il quale, proprio in quel punto, il torrente aveva deviato andando successivamente a sventrare il vecchio cimitero di Cencenighe. Era stato un gesto vile quello del Biois, una macchia nella sua storia difficile da perdonare; oppure chissà, forse non voleva compiere quello scempio proprio due giorni dopo la Commemorazione dei Morti. Forse fu costretto da qualcosa più grande di lui, forse la montagna, quella sera, voleva raccontarmi tutto ciò. Poi, dopo quei minuti di fragore, tutto si era placato, ed era rimasto il canto quieto del Biois e il muovere degli scuri mossi dal vento a farmi compagnia durante quella fredda notte di novembre appena iniziato.
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