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MILANO Convivere serenamente con il proprio corpo è il desiderio di tutti, a maggior ragione di chi soffre di idrosadenite suppurativa, una malattia infiammatoria cronica della pelle, denominata “acne inversa”. Condivide con l’acne la presenza di noduli, ascessi e cicatrici, ma è più grave e debilitante, sia dal punto di vista fisico sia psicologico. Diagnosticata in ritardo nella maggior parte dei casi, colpisce circa 50 mila persone in Veneto, tra cui molti giovani, comportando un pesante carico emotivo che compromette la vita personale, sociale e lavorativa. È una patologia complessa, favorita da una predisposizione genetica e aggravata da fattori scatenanti come fumo, obesità e alimentazione sbilanciata. Oggi può essere trattata con farmaci selettivi, tra cui secukinumab, un anticorpo monoclonale che blocca l’interleuchina 17A, molecola chiave nel processo infiammatorio. Il farmaco ha ottenuto la rimborsabilità dal Servizio Sanitario Nazionale per i casi di grado moderato-severo negli adulti con risposta inadeguata alla terapia sistemica convenzionale. L’inserimento nel Prontuario terapeutico regionale rappresenta un progresso significativo, offrendo ai pazienti un’opzione capace di migliorare la qualità di vita. Restano fondamentali diagnosi precoce e accesso tempestivo ai centri specialistici, attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolga anche nutrizionisti, psicologi, chirurghi, terapisti del dolore e infermieri. (FOTO: almirall.it)
IL PROFESSORE STEFANO PIASERICO
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