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di Mirko Mezzacasa
Tra Listolade di Taibon e Cencenighe Agordino esiste una strada che ufficialmente non esiste. O meglio: esiste, è stata liberata dai detriti franati dal Monte Pelsa, ma è vietata. A tutti. Anche ai pedoni. Parliamo della vecchia 203 Agordina, alternativa alla galleria di Listolade. Una via che in caso di emergenza sarebbe oro colato. Una pista naturale per ciclisti che preferiscono respirare aria di montagna invece dei gas di scarico. Una risorsa potenziale per valligiani e turisti. Ma no. Meglio lasciarla in un limbo perfetto: non aperta, non chiusa davvero, non sistemata, non valorizzata. Semplicemente lì. Congelata nel grande archivio delle “decisioni rimandate”.
Il capolavoro dell’ambiguità
Il cartello parla chiaro: divieto di transito anche ai pedoni. La realtà pure: la strada viene percorsa ogni giorno. Chi la usa? Cittadini. Camminatori. E soprattutto proprietari di cani. Che, evidentemente, non hanno letto il cartello. O lo hanno letto benissimo, ma sanno che tanto nessuno controlla. Il risultato? Un percorso che potrebbe essere una pista ciclopedonale di pregio trasformato in un corridoio di deiezioni canine non raccolte. Uno spettacolo indecoroso. Uno schifo, senza giri di parole.
La domanda che nessuno vuole firmare
La frana è stata rimossa. La strada c’è. La comunità la usa. Allora perché il divieto resta lì da decenni? Perché riaprirla significherebbe assumersi una responsabilità. Perché tenerla chiusa evita firme, collaudi, manutenzioni, decisioni. Perché nel dubbio è sempre meglio non fare. E così si preferisce la soluzione più comoda: lasciare tutto sospeso. Un cartello che vieta, una strada che vive comunque, e nessuno che risponde.
Valligiani e turisti meritano di più
Quella strada potrebbe essere: una via di fuga in caso di emergenza, un collegamento sicuro per ciclisti, un percorso turistico valorizzato, un segnale concreto di attenzione al territorio. Invece è il simbolo perfetto della politica del “poi vediamo”. La verità è semplice: o è pericolosa e va chiusa davvero, oppure è sicura e va riaperta ufficialmente. Continuare così significa solo scegliere l’immobilismo. E intanto la valle aspetta. Respirando in galleria. E camminando nello sporco.












