di mirko mezzacasa
Il racconto di un ascoltatore: vuole salvare il tetto in scandole e mettere pochi pannelli in giardino. La risposta? «Qui non prevediamo parchi fotovoltaici». Poi, pochi chilometri più in là, la sorpresa.
Quanto è bello parlare con gli ascoltatori di Radio Più? Tanto. Perché ogni tanto scopri storie che ti costringono anche a farti una cultura. E qualche volta viene il dubbio che quella cultura sarebbe utile pure dietro certe scrivanie. La vicenda che ci è stata raccontata questa sera è realmente accaduta in un Comune dell’Agordino. Come scriverebbero su Netflix: ispirata a fatti veri. Anzi, verissimi. Immaginate una splendida casetta di montagna, tutta in legno, con il tetto in scandole. Un piccolo gioiello. I proprietari ci tengono alla casa, al territorio e anche all’ambiente. Vorrebbero produrre un po’ di energia pulita e installare un piccolo impianto fotovoltaico, circa 3 kilowatt. Ma c’è un problema: mettere i pannelli sul tetto significherebbe coprire le scandole e cambiare l’aspetto dell’edificio. Allora nasce quella che sembrerebbe una soluzione di buon senso: metterli nel giardino di proprietà, accanto alla casa. Pochi pannelli. Non ettari di terreno. Non una centrale. Non una distesa di silicio visibile dalla Luna. La risposta attribuita al tecnico comunale, però, sarebbe stata lapidaria: «Ma scherza? Qui non prevediamo parchi fotovoltaici». Parchi fotovoltaici. Il proprietario, evidentemente non intenzionato a discutere con il Piano Regolatore dell’Impero Galattico, se l’è messa via. Poi, qualche giorno dopo, scendendo dal Duran, vede una casa. Guarda il giardino. E cosa trova? Pannelli fotovoltaici installati a terra. Esattamente la soluzione che avrebbe voluto adottare lui. A questo punto qualche domanda nasce spontanea. La prima: siamo proprio sicuri di sapere che cosa sia un parco fotovoltaico? Perché qualche pannello nel giardino di una casa per produrre pochi kilowatt non è esattamente la stessa cosa di una centrale fotovoltaica estesa su migliaia di metri quadrati. La seconda domanda è ancora più interessante: possibile che mentre nei convegni si parla di sostenibilità, risparmio energetico, tutela dell’ambiente, montagna da vivere e lotta allo spopolamento, quando un cittadino prova concretamente a fare qualcosa di compatibile con questi principi si ritrovi davanti un muro? Magari pure alimentato a carbone. La terza domanda la lasciamo a chi amministra il Comune: queste situazioni sono conosciute? Le regole sono davvero queste oppure qualcuno le interpreta con eccessiva fantasia? Perché il risultato, almeno in questo caso, è semplice: il proprietario ci ha rinunciato. Niente pannelli. Niente energia prodotta autonomamente. Niente intervento. E poi continueremo probabilmente a sentir parlare di transizione energetica, paesi da ripopolare, incentivi alla montagna e rispetto dell’ambiente. A parole siamo già nel 2050. Poi provi a mettere qualche pannello in giardino e scopri che sei finito dentro un parco fotovoltaico.
APPENDICE – CULTURA GENERALE, NON SI SA MAI
Un parco fotovoltaico è un impianto costituito da numerosi pannelli solari installati su un’area estesa con lo scopo di produrre quantità significative di energia elettrica, generalmente destinata alla rete. Può occupare migliaia o decine di migliaia di metri quadrati ed essere realizzato su terreni, aree industriali dismesse, cave, discariche recuperate o superfici agricole, con caratteristiche e impatti molto differenti. Diverso è un piccolo impianto domestico realizzato per soddisfare almeno in parte il fabbisogno energetico di un’abitazione. Detto proprio semplice semplice: qualche pannello per una casa non trasforma automaticamente un giardino nel Sahara Solar Park. Sempre che, naturalmente, qualcuno non abbia deciso diversamente dietro una scrivania.







