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DI GIGI SOSSO
LIVINALLONGO La famiglia Crepaz fa una causa civile a Funivie Arabba. E l’avvocato Fantini esclude che, nell’incidente mortale del settembre di due anni fa, ci sia stato un concorso di colpa da parte di Massimo Crepaz. La compagnia di assicurazione Generali ha risarcito soltanto in parte i familiari del 57enne caposervizio, nell’ambito del procedimento penale che si è concluso l’altro giorno con il patteggiamento a un anno di reclusione per omicidio colposo di Diego De Battista, l’amministratore delegato. L’azienda ha deciso di affrontare il processo, che svolgerà secondo il rito abbreviato, cioè quello che prevede uno sconto di un terzo della pena, in caso di condanna. Un anno per De Battista non è molto e il risarcimento è incompleto: «Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche a un imputato incensurato e c’è la riduzione prevista dal rito», spiega il legale della famiglia, Daniele Fantini del foro di Vicenza, «più o meno, siamo in linea con la pena prevista dal reato di omicidio colposo. Per il resto, con le assicurazioni è sempre una battaglia, di sicuro non c’è il concorso di colpa di Crepaz, questo posso garantirlo. Il lavoratore non ha alcuna responsabilità per quello che, purtroppo gli è successo». Inevitabile la causa civile, con richiesta finale di risarcimento danni: «L’abbiamo già avviata», sottolinea Fantini, «anche sulla base di quanto è accaduto nel penale. Devo dire che il sostituto procuratore Marcon ha delegato delle indagini molto scrupolose e non ho dubbi sulla sua quantificazione della pena finale». Il 57enne di Livinallongo si è rotto l’osso del collo, durante la manutenzione dell’impianto Padon 1. Crepaz stava facendo un intervento normale. Il tredicesimo pilone è quasi in cima, il penultimo di quel troncone che va verso il rifugio. Sono le 10.30, quando si consuma la tragedia: Crepaz era con un altro collega. Deve spostarsi dal palo 13 dell’impianto di risalita e deve sistemarsi sul carrellino che l’ha portato lassù. I due stavano curando le rulliere, cioè i rulli che portano il cavo dell’impianto. Crepaz era sul sostegno per lavorare sul pilone: lì ci si arriva con un carrellino apposito, con lo stesso i tecnici si muovono lungo la linea o per fare degli spostamenti di servizio, cioè per arrivare meglio sulla manutenzione o per cambiare palo. I viaggi di quel sostegno vengono guidati dalla stazione della funivia con la quale si comunica per radio. Il caposervizio era agganciato, con l’imbrago. Il via viene dato per radio ma quel moschettone agganciava il caposervizio all’impianto, non al carrello. Il caposervizio è rimasto impigliato sul pilone, quando avrebbe dovuto essere riagganciato al carrellino prima che questo ripartisse, azionato dalla stazione dopo il via libera mandato via radio. Quell’aggancio esterno sarebbe stato fatale per Crepaz: quando il mezzo si è mosso, il morsetto si sarebbe impigliato nella cintura con cui ci si attacca. L’uomo è stato tirato giù, battendo sulla rulliera.
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