DI MARINA DONA’
ALLEGHE Giovedì 6 agosto 2026 la sala consiliare dello stadio del ghiaccio di Alleghe ha ospitato i protagonisti della prima salita del Phandambiri, imponente montagna africana al centro del docufilm realizzato da Manrico Dell’Agnola. L’incontro era inserito nel programma della rassegna estiva “La montagna nel cuore”, e ha richiamato un pubblico numeroso, rimasto affascinato dal racconto di una spedizione unica. L’idea di questa avventura è nata grazie a Samuele Mazzolini, insegnante di Cesena. Alcune fotografie scattate dalla sorella, che lavora in Africa, avevano immortalato un enorme massiccio roccioso che emergeva isolato nel cuore della savana, suscitando immediatamente la sua curiosità. Da lì sono iniziate le ricerche per capire di quale montagna si trattasse. Mazzolini ha quindi coinvolto Manrico Dell’Agnola, noto per la sua grande passione per l’arrampicata e per la documentazione delle proprie spedizioni attraverso fotografie e video, e la moglie Antonella Giacomini, insegnante, giornalista e alpinista. Dopo approfondite verifiche, i tre hanno scoperto che il Phandambiri non risultava ufficialmente mai salito. Una notizia che ha acceso la voglia di partire per verificare direttamente sul posto e tentare l’impresa. Ai tre promotori si sono uniti il noto alpinista di Rovereto Maurizio Giordani, celebre per le numerose vie aperte e ripetute sulla Marmolada, la moglie Nancy Paoletto, di Trento, e Mirco Grasso, di Mirano. Dopo un lungo iter burocratico, nel 2025 la spedizione è finalmente partita. Prima ancora di affrontare la montagna, però, gli alpinisti hanno scelto di entrare in punta di piedi nel territorio, instaurando un rapporto di rispetto con la popolazione locale. Un atteggiamento che è stato ricambiato con grande calore: gli abitanti hanno organizzato una cerimonia propiziatoria per augurare buon esito alla scalata e hanno accolto il gruppo come ospiti d’onore. Non solo. I cinque hanno voluto lasciare un segno concreto, coinvolgendo anche i giovani del luogo nella realizzazione di una piccola parete attrezzata, offrendo così ai ragazzi la possibilità di avvicinarsi per la prima volta all’arrampicata. Durante l’ascensione non sono mancati i colpi di scena. A circa metà parete Maurizio Giordani ha rinvenuto un vecchio anello con un chiodo infisso nella roccia, segno evidente che qualcuno, probabilmente negli anni Ottanta, aveva tentato la salita senza però completarla o senza lasciarne documentazione ufficiale. Da quel punto in avanti, infatti, ancora qualche chiodo poi più nulla. Non è più stata trovata alcuna altra traccia del passaggio umano. Gli alpinisti hanno descritto il Phandambiri come una montagna da non sottovalutare: circa 900 metri di dislivello su una parete che presenta diversi passaggi molto impegnativi e segni evidenti di un vasto incendio che, probabilmente, l’ha interessata molti anni fa. Una montagna misteriosa, ancora ricca di segreti, che ha però regalato ai cinque il primato ufficiale della prima ascensione documentata. Nel docufilm di Manrico Dell’Agnola trova spazio non solo il racconto dell’impresa alpinistica, ma soprattutto quello dell’incontro con una popolazione che vive in condizioni di grande povertà. Da quell’esperienza è nato un progetto di solidarietà destinato al villaggio: l’acquisto di banchi e sedie per le scuole, che ne sono attualmente prive, e di una motocicletta destinata al sindaco, indispensabile per gli spostamenti sul territorio. Tra le difficoltà affrontate durante la salita anche l’improvviso incontro con uno sciame di vespe, un episodio che ha creato momenti di forte tensione senza però causare conseguenze ai componenti della spedizione. La serata di Alleghe è stata presentata da Giampaolo Soratroi e si è conclusa con numerosi applausi e con una generosa raccolta di offerte a sostegno del progetto solidale.
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